martedì 31 gennaio 2017

Amici animali

Cicogne sacre nel nido
di Michela Pezzani




La fedeltà dei volatili che restano uniti per tutta la vita e allevano insieme i piccoli.
La simbologia dei “ciconiidi” insegna “rispetto per i genitori”.

In cima ad un tetto di una fattoria in Germania c’è un nido di cicogne. Sono uccelli sacri, messaggere di buona fortuna, della primavera, tenerezza, affetto, prudenza, castità, prudenza. In ebraico “pietà”.
Il contadino ne è molto fiero. Alcuni anni fa aveva messo una vecchia ruota di carro proprio sulla cima sperando che una coppia di cicogne vi costruisse il nido … ma le cicogne orami sono molto rare in Europa e anche altrove. Per molto tempo il contadino aveva atteso invano. Poi un giorno di primavera, mentre tutti gli uccelli tornavano dalle loro migrazioni invernali, giunsero due cicogne in cerca di un posto adatto per fare il nido: un tetto, un campanile o un caminetto in riva a un lago. A un tratto notarono quella ruota di carro. Era proprio quel che ci voleva”. Non è una favola, ma una storia vera che la scrittrice Iliane Roels ha raccontato in un libricino da lei anche illustrato edito da Antonio Vallardi per la serie Animali in Famiglia. Il fascino di questo piccolo testo adatto sia agli adulti che ai bambini è un libro pedagogico e istruttivo che mette in relazione i segreti di Madre Natura con il comportamento umano attraverso l’identikit di un pennuto, o meglio di una coppia di pennuti simbolo di fedeltà eterna, dato che per amore restano insieme tutta la vita e si dividono equamente il compito di covare le uova e di crescere il piccolino “gambe lunghe e becco lungo” uscito dal guscio. Nelle vicinanze di quel tetto sul quale il contadino tedesco avevo posizionato la ruota di carro scelta dai “pennuti sposi” c’erano acquitrini dove le cicogne hanno trovato ranocchi a volontà di cui cibarsi perché proprio i ranocchi e affini sono la pappa preferita della elegante specie che in breve tempo ha trasportato ramoscelli e piume oltre a tralci di rampicanti, brandelli di stoffa ed erba che la cicogna femmina ha poi iniziato ad intrecciare tutti insieme. Sospettosi. i due animali hanno fatto la guardia affinché nessuno rubasse quel prezioso materiale e in otto giorni il nido era pronto: grande, solido e tondo, capace di resistere al vento e al maltempo. Alla fine di aprile la cicogna femmina vi ha deposto un uovo candido e dopo quattro giorni un secondo ed infine un terzo, grossi quanto uova d’oca e con il guscio leggermente lucido. Mentre la femmina covava le uova il maschio si è preso cura di lei, le ha portato a mangiare rane, topi e serpentelli e sempre con grande gentilezza tendendo con la punta del becco le prelibatezze alla moglie ogni volta che tornava al nido a che la femmina si alzava e si riposava in quella posizione. La sera, dopo un arruffarsi di penne, le due cicogne si sono accovacciate insieme sulle uova e a distanza di un mese esse si sono schiuse e ne sono usciti tre cicognini. Che in breve tempo sono diventati tre batuffoli di lanugine bianca e con le zampe rosee. Il papà cicogna ha quindi provveduto ad infilare nuovi ramoscelli nel nido affinché i piccoli non cadessero fuori ed i neonati avevano sempre fame chiedendo lombrichi, coleotteri e piccoli insetti. Fin dai primi giorni di vita, oltretutto, la caratteristica che li contraddistingue nell’alimentazione è che i figlioli non vengono nutriti come gli altri uccellini dato che i genitori masticano il cibo per loro, lo gettano nel nido e loro lo devono raccogliere e inghiottire da soli e in tutto essi hanno bisogno, in capo a tre settimane, di mangiare circa mezzo chilo di pranzo a testa. Anche all’acqua fresca provvedono mamma e papà cicogna portandola al nido tenendola nel gozzo, e quando fa molto caldo spruzzano addirittura i cicognini e a volte allargano le ali su di loro per far ombra o per proteggerli dalla pioggia. I cicognini crescono e si irrobustiscono ed il nido diviene sempre più stretto. I loro becchi iniziano già a schioccare e d in poco tempo i piccoli di cicogna imparano a parlare come i loro genitori, forte o piano, a volte lentamente altre volte in fretta, con allegria o con tristezza. Poi viene il giorno in cui le difficoltà iniziano a farsi serie e gli spilungoni devono imparare a volare. Stanno ritti sul bordo del nido agitando le ali ed i genitori mostrano come si fa, ma il tutto non è facile come sembra. Dapprima i cicognini riescono ad arrivare solo al colmo del tetto e poi la volta seguente fino al granaio, ma ogni giorno migliorano finché arriva il grande evento, quando seguono i genitori a caccia di rane negli stagni. Verso la fine di luglio, infine, arriva il momento del grane viaggio e prima della partenza tutte le cicogne della zona si radunano in un certo prato, finché si levano in aria, per un po’ volteggiano in cerchio sopra i campi che li hanno ospitati e poi puntano in una direzione e spariscono in lontananza. La loro meta è l’Africa e lo stormo di quei trampolieri bianchi si fa sempre più numeroso, con i più giovani che volano in testa. Il volo è lungo e difficile: ci sono molti pericoli e attraverso lo stretto di Gibilterra e il deserto del Sahara, le cicogne volano alte sopra le foreste del Congo fino al sud del continente africano, mentre un’altra parte dello stormo ha seguito la rotta orientale, sopra i Balcani, il Bosforo, fino all’Asia Minore.
Quanto abbiamo da imparare dalla Natura! E come diceva il maestro Alberto Manzi con il quale quando eravamo piccoli molti di noi hanno a leggere e scrivere “Non è mai troppo tardi”.


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