martedì 28 marzo 2017

Largo alla poesia

Quando pensi di aver tempo per parlare con le persone, per fare delle cose non è sempre così. 
Ogni cosa ha il suo tempo e in ogni momento della vita dobbiamo ricordarlo.

Pensiero

di Marica Malagutti


Te ne sei andato senza salutarmi
e di te nulla raccontarmi

Mi avevano parlato di te
Uomo coraggioso, generoso e giusto
Innamorato di tua moglie che ora hi raggiunto

Quando ti ho incontrato
per troppo poco tempo
emanavi gioia e serenità come se niente fosse successo

Per Amore hai vissuto, per la pace hai agito
e la vita dunque hai capito.


Voce ai Diritti

Il bullismo in scena
per imparare come difendersi
di Michela Pezzani



Non solo per il pubblico adulto sono le proposte del Teatro Laboratorio. Come alle Stimate con Fondazione Aida, infatti, con cui la realtà della famiglia Caserta va a braccetto nel proporre un mondo di fiabe antiche e moderne, la domenica pomeriggio si cavalca la fantasia con sempre il tutto esaurito nello spazio dell’ex Arsenale. Anche ieri con «La bella e la bestia» a cura di Teatro Blu di Milano.
Alle Stimate, intanto, per la rassegna Famiglie a teatro, alle stessa ora, il gruppo Teatri Liberi di Palermo proponeva «Un bullo per amico», sullo scottante tema della persecuzione fra ragazzini, piaga del nostro tempo, accolto da partecipata affluenza alla recita che è stata proposta poi stamattina agli studenti delle scuole di Verona, e con due turni di replica anche domani, fruitori 700 ragazzi in totale.
Un successo per la nostra città che si distingue anche per quanto riguarda il pubblico in erba. Ciò che colpisce, oltre alla valenza delle proposte sempre vagliate con acume e senso pedagogico, è oltretutto la naturalezza con cui i bambini interagiscono con gli attori, senza timori, frutto della spontaneità e di uno spirito critico da far invidi ai grandi.
Son finiti i tempi in cui si pensava che i bambini non si potessero proporre repertori impegnati e addirittura delicati quali la morte o le differenze sociali: loro la sanno già lunga e quando magari credono di non capire del tutto, fanno una domanda azzeccata che va subito al sodo e la risposta con altrettanta chiarezza li rasserena. Vedere per credere. Gli spettacoli dedicati ai piccoli fanno molto bene anche agli adulti.

Da L'Arena

Largo alla poesia

Le poesie sono espressione dei sentimenti e sono tratte dalla realtà, dal mio lavoro, dall'ascolto profondo delle parole che medito e trasformo. 
Questa mia prima poesia è tratta dal racconto di un sogno di una donna alla ricerca di un amore profondo e libero.


Il sorriso

di Marica Malagutti


Mi sei apparso in sogno
raggiungevo la stanza in cui eri
e da cui proveniva la tua voce mescolata ad altre.
Ero accompagnata da una donna a noi conosciuta
donna sì, ma troppo fragile dentro.
Tu parlavi e non mi guardavi, mentre mi avvicinavo lentamente.
Hai alzato gli occhi e mi hai riconosciuta.
Il tuo sorriso, come un tempo
ha illuminato l'Universo.

mercoledì 15 marzo 2017

Voce ai Diritti

Istinto di vita e istinto di morte


Di Marica Malagutti




Ecco cosa può capitare a una persona che è stato descritta piena di vita con la passione per le moto e per la musica.
Dopo un incidente in pista, durante una gara, Fabiano Antoniani era ancora pieno di vita e si è dedicato alla musica, ma è solo in seguito all'incidente che lo ha reso cieco e tetraplegico che cambia tutto.
Non si può muovere e non può vedere, completamente dipendente dagli altri.
Come si può pensare che l’istinto di vita inteso in modo freudiano, come ricerca del piacere possa prevalere su thanatos istinto di morte, come ritorno allo stato inorganico di non vita? In questi casi come in molti altri dove vi è la coscienza, ma la completa dipendenza degli altri o da macchine,si può pensare e forse condividere che il desiderio di un ritorno allo stato di non vita non possa prevalere?
Se si è fatto tutto il possibile per migliorare le condizioni vitali e non è stato possibile cambiare nulla e la persona volontariamente decide che quello che sta vivendo non è più degno di chiamarsi vita, forse non è naturale desiderare di smettere di soffrire? Anche gli animali quando si ammalano gravemente si isolano per morire ed è un istinto naturale.
Ma ecco un altro caso. Una donna che a causa di una poliomielite, legata ad un polmone artificiale da 59 anni, ha detto “grazie per ogni respiro“, Giovanna Romanato, immobile fisicamente legata giorno e notte ad una macchina per respirare è piena di vita, legge guarda tv e riceve amici, telefona. Nel pieno della sua infanzia è stata bloccata in tutto, non potendo correre, giocare andare a scuola, ma la voglia di vivere non è mai scomparsa.
Fabiano e Giovanna due persone immobili e coscienti, ma con storie completamente diverse e scelte opposte. È giusta la scelta di Fabiano o quella di Giovanna? È giusto l’istinto di vita o di morte? In questo caso non si può parlare di giustizia, ma su due scelte umane e naturali che occorre rispettare e sostenere in entrambi i casi. Per questo diventa importante definire una legislazione adeguata alle diverse situazioni.
Ancora vi sono casi come quello di Rosalba Giusti che, dopo 4 anni di coma, una notte si sveglia e chiama per nome l’infermiera. Se per caso, prima di entrare in coma avesse avuto la possibilità di scegliere di staccare le macchine, si sarebbe forse mai risvegliata.
Ora l’Italia si trova a decidere su una legislazione che regolamenti la morte. Non è una cosa semplice. Alla Camera si discute sulla volontà di cure mediche per una persona cosciente che immagina di non esserlo più e di non poter più scegliere, quindi con possibilità di distacco di macchine dal proprio corpo. Questo può essere chiamato anche eutanasia passiva. In questo caso tuttavia, diventa importante la volontà delle persone care e i familiari che possono desiderare il risveglio della persona che amano anche dopo anni. Tali sentimenti vanno rispettati, tanto amore va protetto e la legge di questo deve tenerne conto.
Il suicidio assistito, come quello che avviene in Svizzera nella casetta azzurra vista ormai in tutti i Tg, presuppone la possibilità per un paziente, in seguito ad un colloquio, all’analisi clinica e ad un prescrizione medica, di porre fine alla propria vita solitamente attraverso un farmaco. In questo caso la persona che fa questo tipo di scelta ha discusso con i propri cari sulla sua decisione ed è aiutato e sostenuto come nel caso di Dj Fabo.

Vivere o morire non è giusto o sbagliato. Difficile e fondamentale è capire se la scelta del paziente è consapevole e se il tipo di legame con le persone vicine sia adeguato nel momento in cui un parente possa prendere una decisione al posto dello stesso paziente.

martedì 14 marzo 2017

Voce ai Diritti

Sentenza Tribunale di Trento: I bambini crescono bene con due papà?

Di Marica Malagutti


L’Italia, a differenza di altri paesi che possiedono già una legislazione consolidata, sta affrontando in questo periodo due temi fondamentali della vita: la Nascita e la Morte.
In questo primo articolo cercheremo di rispondere alla domanda se i bambini possono crescere bene con due genitori dello stesso sesso.
Per la prima volta, nel nostro paese e nello specifico a Trento, il tribunale ha riconosciuto la genitorialità a due uomini diventati padri di due gemelli nati negli Stati Uniti d’America attraverso la maternità surrogata.
L’art. 30 della nostra Costituzione riconosce il dovere e il e diritto dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio…La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima…”. Non vi è quindi alcuna precisazione sul fatto che i genitori siano o no dello stesso sesso.
Ma quando è stato sancito questo articolo forse non si poteva immaginare ancora una famiglia formata da due uomini o due donne. Fino poco tempo fa, essere omosessule era considerato una perversione, una cosa sbagliata, una vergogna.
Amare presuppone rispetto, libertà, è un verbo nobile, non perverso. Manipolare per ottenere qualcosa o peggio qualcuno è nocivo non solo per chi subisce, ma anche per chi agisce. Quindi, se due persone, che non possono aver figli, lottano per un’adozione o una maternità surrogata o per qualsiasi altra metodologia al fine di avere un bambino, guidati solamente da un desiderio, come se un essere umano fosse un oggetto o strumento, allora si agisce in modo patologico oltre che sbagliato, ma se si è guidati dall’amore ben venga che due uomini o due donne possano accogliere bambini. L’unica cosa che si possa auspicare è che tutto questo non diventi un mercato di bambini, di donne, di vita
In qualsiasi tipo di coppia si forma al di là del sesso un sistema in cui uno dei due individui esercita la funzione paterna e l’altro quella materna. Un tempo, mentre i padri erano marginali all’educazione dei figli, davano poca confidenza, le madri erano concentrate sia sulla casa che sull’educazione dei figli.
In questi ultimi anni si è osservata una molteplicità di rapporti familiari: ci sono genitori che danno fin troppa confidenza diventando amici dei propri figli, ci sono quelli che delegano a nonni e baby sitter o ad investigatori privati perchè troppo presi dal proprio lavoro, ci sono quelli che mentre il papà fa il “mammo”, la madre è oberata e impegnata a dare regole boicottate dallo stesso papà, ma esiste anche l’inverso quelli in cui la madre si fa complice dei figli e distrugge la volontà paterna, poi ci sono quelli, che per fortuna non sono così rari, che collaborano e danno le regole insieme dopo averne discusso e sono intercambiabli sia nell’educazione che nella gestione della famiglia.
In una coppia di due uomini, come in quella di due donne vi è sempre uno dei due che ha più caratteristiche maschili e l’altro femminili. Se esiste un’interscambio tra un uomo e una donna del ruolo paterno e materno perché non dovrebbe esistere tra due persone dello stesso sesso in cui spesso avviene in modo più evidente?

lunedì 13 marzo 2017

L'intervista

Il calicanto non è soltanto un fiore

Abbiamo incontrato il bassista dei Pooh, musicista,cantante, scrittore e animalista.
Tra i suoi libri l’ultimo uscito è “Sano, vegano, italiano, a quattro mani con la figlia Chiara.

di Michela Pezzani




La matematica non è un’opinione per Red Canzian, il bassista dei Pooh che ha tenuto il conto di quante, nell’arco di sua vita, da bambino a oggi, uno dei suoi fiori d’inverno preferiti, il “Calycanthus praecox” , è sbocciato. Trevigiano, classe 1951 ed entrato a far parte dello storico gruppo nel 1972 al fianco di Dodi Battaglia, Roby Facchinetti e Stefano d’Orazio, il musicista ora si esibisce da solo, senza i compagni di squadra. Lo abbiamo incontrato in occasione di uno dei suoi recital si intitola “Ho visto fiorire sessanta volte il calicanto” tratto dal suo libro omonimo, e non a caso ha scelto questa specie botanica dall’inebriante profumo che gli ricorda il giardino di casa dell’ infanzia. Al suo fianco nel recital il Quartetto Alchimia con Serafino Tedesi (primo violino), Paolo Costanzo (secondo violino), Matteo Del Solda' (viola), Andrea Anzalone (violoncello), Phil Mer (pianoforte e percussioni), Rudy Michelutti e Ivan Geronazzo (chitarre).Sessanta fioriture di calicantus. L’arco di una vita. Perché proprio questo fiore?
Sì, oggi di primavere ne ho due in più ma il titolo viene dall’autobiografia che ho scritto nel 2012. E un fiore molto coraggioso che esce prima degli altri, ha poca voglia di dormire, come me, e puoi apprezzare veramente solo quando lo scopri ed impari a conoscerlo, al di là delle apparenze. Così come succede con le persone.
Dal libro al palcoscenico. Da cosa nasce la voglia di raccontarti il pubblico e il privato?
Mi si conosce come musicista ma sono anche altro. Ho delle passioni a cui tengo molto e mi accompagnano giorno per giorno.
Quali?
I mobili antichi, girare per i mercatini per scovare cose da mettere a posti, la natura, gli animali, l’ecologia, la sana alimentazione. E i bonsai. Ho fatto un viaggio importante nel 1989 in Giappone per studiarli alla scuola dei più grandi maestri. Nn sono soprammobili come li vedono in occidente, ma arte in miniatura, alberi di contemplazione. Nello spettacolo ci saranno tante cose di me e della mia famiglia come se sfogliassimo insieme un album di foto di cui 50 saranno proiettate a sfondo mentre l’orchestra accompagnerà il racconto fatto di parole e musica, e non solo mie, ma di artisti che amo e mi hanno accompagnato nel corso del tempo tra cui Tony Dallara e Nilla Pizzi. Con ironia intonerò Romantica, Grazie dei fior, L’edera, il cielo in una stanza. Ma anche Love me tender di Elvis Presley in un arrangiamento però alla Beatles. Terminerò invece con Uomini soli. Un omaggio a Valerio Negrini, il fondatore dei Pooh che ci ha appena lasciato. Un caro amico. Un grande professionista. Tanto delicato e sensibile quanto robusto. La sua ironia era un toccasana. Già malato gli chiedevamo <<Come stai?” e Lui, “Come ieri>>.
I punti forti di Red Canzian.
Sogni, fatiche, desideri, paure e cambiamenti, amore, figli, famiglia, amici, la voglia di suonare. Sono i miei pilastri. E per far sì che un sogno si avveri dico che bisogna crederci davvero e lavorare sodo per portare a termine il progetto, con costanza e determinazione. Senza pensare che tutto si possa conquistare subito e senza fatica come ci propinano reality diseducativi come Grande Fratello.
Quando hai avuto la tua prima chitarra?
Me l’ha comprata mio papà Giovanni dopo una serie infinita di richieste. Avevo 12 anni. Costava 5 mila lire e l’ha pagata a rate. Le avevo fatto la corte per mesi andando a vederla in vetrina da Fusco, in Via Barberia a Treviso. Ora il negozio non c’è più. Io ne avrei voluto una elettrica ed invece era acustica, ma quanto mi fece felice papà. Al basso ci sono arrivato invece dopo. Coi Pooh.
Hai un legame profondo con i tuoi genitori.
Sì. Mio padre, che ora non c’è più, ha sempre creduto in me e mi ha accompagnato dappertutto sulla sua 1100. La mamma, invece, che oggi ha 92 anni era sempre preoccupata ed anche se tirava indietro, in fondo in fondo è sempre stata orgogliosa di me e una volta mi ha detto col suo candore <<Ma ti hanno riconosciuto in America?>>
Come entrasti nel gruppo?
Con un provino che feci nella lavanderia di un Hotel a Roncobilaccio, sull’autostrada. La stanza si trovava in un seminterrato ed era piena di carta igienica, il che ha subito dato subito a battute.
Ricordi cosa hai suonato?
Roba strana. Allora ero un fanatico cappellone. Ma andò bene si vede, perche mi presero e dopo appena una settimana di prove partimmo per sei concerti e tre giorni dopo la fine del tour eravamo in America, a Boston.
Hai altri libri in cantiere?
Mi piacerebbe. Scrivo però solo quando quel che dico può servire a qualcosa, agli altri. Sono vegetariano da 17 anni e vegano da 4. Sto pensando perciò a qualcosa sul mondo del vegan esimo che esclude il cibarsi di qualsiasi cosa di origine animale, per spiegare che fa questa scelta non è un marziano e che soprattutto non deve essere integralisti e scagliarsi contro chi invece è onnivoro, e tantomeno contro gli allevatori. Rispetto prima di tutto per la libertà altrui. La mia scelta rimane comunque salda ed è motivata dal fatto che non voglio nel piatto niente di vivo.
Essere vegano ti ha cambiato?
Sì. Ho perso l’aggressività.
A tal proposito Red Canzian è anche in libreria con il fresco di stampa “Sano vegano italiano “(Rizzoli, 176 pagine) che ha scritto insieme alla figlia Chiara.
IL libro non vuol essere una imposizione ma una scelta- ha detto Canzian nel web promo dell’iniziativa- ma un ponte tra chi è vegano e chi non lo è. Perché cultura non imposizione”.


Da L’Arena articolo aggiornato.

giovedì 9 marzo 2017

Voce ai Diritti

Così parlò 
Barbablù alle donne 

E’ sempre Otto Marzo per la psicologa
e psicoterapeuta Marica Malagutti


di    Michela Pezzani



A tu per tu con la psicologa e psicoterapeuta. Il suo impegno contro la violenza sulle donne e la tutela del sesso femminile si fonda sul principio dell'ascolto in una società sorda.
"Ho risolto un caso difficile di anni e anni di inferno familiare dando sostegno contemporaneamente all'uomo e alla donna". 

Quando era bambina aveva già sé la scintilla che l'avrebbe portata a diventare quel che è oggi. Marica Malagutti,  49 anni,  è una illuminata professionista che porta avanti con tenacia la professione di psicologa e psicoterapeuta, non solo nella sua città natale, Ferrara, ma ovunque la chiamino quando occorre un pronto intervento di rilievo. 
Si è laureata a Padova la stimata dottore ferrarese (ioovedente, ma questo problema non la ferma di certo anzi la sprona). Dopo l'alloro alla facoltà patavina di Psicologia ha proseguito gli studi in psicofisica e neuropsicologia, divenendo psicoterapeuta psicodrammatista, diplomata all’istituto Mosaico Psicologie di Bologna, coronando il ciclo formativo con un master in Psicologia Forense  e la specializzazione in Diritti umani e cooperazione allo sviluppo.
"Sono esperta di problematiche familiari e relazionali- spiega la Malagutti/- e da diverso tempo mi occupo di questioni scolastiche sia a livello relazionale che di apprendimento".
Quotidiana è inoltre la sua battaglia contro la violenza sulle donne.  
"Ogni caso mi sta a cuore e uno degli ultimi, il cui inferno andava avanti da anni, l'ho risolto dando ascolto contemporaneamente all'uomo e alla donna coinvolti nella questione" precisa la Malagutti la quale svolge libera professione principalmente a Ferrara, collabora col Centro di salute mentale della città estense e frequenta spesso Verona e Trento dove la sua esperienza  anche di perito tecnico è richiesta.
"Mi piace sia il lavoro individuale che di gruppo e sia al Sert1 di Padova che al Dipartimento di Psicologia di Padova ho affrontato le problematiche riguardanti  le “nuove droghe”, la dipendenza da sostanze stupefacenti e dal fumo di tabacco". Autrice di articoli la Malagutti scrive di psicologia sul quotidiano  on line indipendente La voce del Trentino e tra le sue recenti conferenze spicca quella sulla fiaba di Barbablù in quanto chiave di lettura della violenza sulle donne è del femminicidio. 
"La violenza è tacita, silenziosa, invisibile: tutto sembra normale. Due persone si conoscono, si amano, vivono insieme e tutti pensano che le cose vadano bene m. E poi all'improvviso la tragedia,  il così detto raptus, da un momento all'altro tutto quello che sembrava normale viene distrutto con una violenza indicibile". Così scrive la Malagutti in una delle sue analisi che riguardo al raptus dice: " in latino significa rapimento  e in psicologia è definito come un impulso improvviso di forte intensità che porta il soggetto ad episodi di parossismo, generalmente di carattere violento". 
Al convegno sulla violenza "Il silenzio della violenza: riconoscerla e superarla" che si è tenuto nel maggio 2012 al Castello Estense di Ferrara, organizzato dall'associazione Unisono Psicologia, col patrocinio di Comune e Provincia di Ferrara, insieme all'ordine degli psicologi drll'Enilia Romagna,  la Malagutti ha sostenuto:
"La favola di Barbablù rappresenta tutti gli stadi del processo della violenza che si può definire una escalation. Comunemente la violenza ha diversi stadi e viene notata da chi la subisce  e dall'opinione pubblico solo nel momento in cui si manifesta:  occorre invece porre  attenzione all'attimo in cui si innesca nel rapporto, esaminando le fasi che normalmente vengono riconosciute in tale situazione, dal' approccio fisico  anormale blando alla deflagrazione.
Di norma succede che la donna accetta la  situazione anomala di cui lei stessa non è convinta come infatti  fa la moglie di Barbablù  che vede nel marito tutte le qualità del mondo  tranne la valenza della sua barba (il blu è tra l'altro simbolo di morte, trasformazione, cambiamento). Nonostante la fanciulla che sposa il principe venga avvisata dalle sorelle maggiori, (simbolo della coscienza femminile più adulta che la mete in guardia) lei segue l'istinto cieco, l'ingenuità,  la voglia di vivere il sogno di un amore perfetto. Chiude dunque gli occhi sul particolare che invece sarebbe determinante per la sua salvezza  e si lascia circuire e risucchiare nel dramma. Si salva però nel momento in cui capisce che lui vuole ucciderla: utilizza l'inganno, gli fa credere di essere ancora ingenua, gli risponde con la stessa moneta.  A questo punto è riuscita  a ritrovare la sua parte matura e  a prendere coscienza della realtà fatta di "bene e male". I fratelli che chiamati per uccidere Barbablù  rappresenta la forza maschile, l'azione interna ed esterna della donna  stessa per sconfiggere il " bene e il male". 
"Un'altra azione della favole è quella della solitudine- conclude la psicologa- Se lasciata da sola la donna è in balia del pericolo, ma se circondata da chi la tutela e protegge è in grado di contrastare la violenza. L'uomo violento prende di mira la donna che vede isolata e  nel caso la donna abbia dei contatti fa in modo che li perda e che si ritrovi da senza nessuno"l. Non lasciamo perciò sole le donne. Donne teniamoci per mano!". 

(Da Vita Vera)



mercoledì 8 marzo 2017

Largo alla poesia

Fior di loto
che spunti dal fango

Cronaca di un otto marzo perpetuo.

di Michela Pezzani


Una poesia da toccare in parole, petali e braille dedicata alla grande avvocatessa delle donne Tina Lagostena Bassi pubblicata
a puntini” anche sulla rivista Kaleidos dell’Unione italiana ciechi ed ipovedenti.



Fior di loto

Hai cresciuto per noi e mai reciso
i fiori di loto splendenti del sorriso/
capaci di infondere allo spirito certezza
e far parlare all'unisono corpo e anima
grazie al soffio vitale di una morbida carezza.
Sono candidi, sanguigni e veri
- tre volti in uno –
i sacri fiori della purezza/
che crescono nel fango cullati dalla brezza, una brezza autorevole e leggera
che spira senza sosta mattino, pomeriggio e sera/
sulle corolle impavide che in forza dell'amore/
attingono dalla melma tutto il loro splendore/
perché là dove è più profondo il fango più meraviglioso è il fiore.


(Tratta dalla raccolta di rime sciolte in lingua e vernacolo “Padar Nostar” alle stampe a breve. Dedicata all’avvocatessa Tina Lagostena Bassi la lirica nasce in nome delle donne che si battono per la difesa dei diritti umani ed è stata pubblicata sul numero speciale della rivista braille Kaleidos. Si tratta della pubblicazione mensile reperibile anche su cd e in Internet dell’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti di Roma che, tradotta nel linguaggio dei puntini, ha voluto raccogliere in un’antologica ( il n.5, 2008) la conferenza on line che si è tenuta in quell’anno sul tema “Violenza sulle donne e pari opportunità” e gli scritti più belli inviati via mail in tempo reale dalle varie città italiane nel corso di quella giornata.

giovedì 2 marzo 2017

Libraperto


Cuori di favola nell'arsenale di Isabella Caserta


di Michela Pezzani





La direttrice artistica del Teatro Laboratorio di Verona, figlia d’arte del regista, attore e commediografo Ezio Maria Caserta- tra i pionieri in Italia del teatro off- ha debutta con un accattivante spettacolo rivolto non solo  ai bambini. Sette attori in scena, maschere   e  video allegorici di Luca Caserta

Sembra la scena di un film l’immagine di una manina che si allunga verso la libreria alta ed estrae in punta di piedi un librone. Proprio ciò che l’attrice e regista Isabella Caserta della compagnia Teatro Scientifico (fondata nella città scaligera da suo padre Ezio Maria Caserta negli anni Sessanta) ci vuole trasmettere a proposito di un libro di Esopo che ha molto amato ed ha ricevuto in dono dai  genitori quando aveva quattro anni, Il testo ora  diventa  lo spettacolo “Cuor di favola, replicato più volte e sempre applaudito dagli spettatori grandi e piccini che hanno fatto “sold out”.
“Quel tomo ormai è consunto ma molto  prezioso per la nostra famiglia perché lo abbiamo letto tutti partendo da me, poi mamma e papà,  mio fratello, i miei tre figli e i nipoti” spiega Isabella Caserta ideatrice, realizzatrice e regista di questo nuovo lavoro rivolto non solo ai bambini come lo stesso patrimonio della favola classica prevede, ossia l’insegnamento del giusto vivere che non ha età. Sette gli attori in palcoscenico(Isabella Caserta, Alberto Novarin, Andrea Pasetto, Martina Colli, Davide Bertelè e in video Gianluigi Bertolazzi, Cristina Cavazza, Paola Danese, Stefano Soprana)  e sul grande schermo di sfondo i video di Luca Caserta che accompagnano un viaggio sul comportamento umano visto attraverso gli occhi degli animali e  la cui morale non è mai scontata e retorica.
“ Ho profondo rispetto per la parola antica che poi imparato a tradurre a scuola,  al liceo classico Maffei e  il mio desiderio è dare all’insieme due piani di  lettura  che arrivi   a grandi e piccoli, integrando inoltre  le favole di Esopo con quelle di Fedro che sono maestri di pensiero sulla stessa lunghezza d’onda. Sono storie che parlano all’uomo d’oggi e inducono alla riflessione. In quanto alla   morale che il bestiario offre, non ha niente a che fare con il moralismo, ma è  invece un concetto a mio avviso da riabilitare” prosegue la Caserta che  nell’allestimento si è avvalsa della collaborazione del fratello Luca  nel dare visibilità alle parole attraverso proiezioni allegoriche del pianeta  animale e di quello umano.
Ingordigia, avidità, vanità, astuzia,  sono alcuni dei vizi trattati mentre  tra le virtù celebrate spiccano saggezza,   generosità e  solidarietà.
Abbiamo utilizzato anche  maschere  realizzate da Roberto Vandelli e Luca Caserta- conclude- e questa nuova creatura è anche un omaggio a  papà che tanti anni fa ha rappresentato cose per bambini tra cui la mimo- fiaba  La dispensa della marmellata, da noi poi ripreso, e scritto Il suonatore meraviglioso, che noi abbiamo  messo in scena dopo la sua scomparsa avvenuta nel 1997”.Esopo e Fedro, dunque, roba vecchia? Macché, proprio per niente e sono stati proprio come si è visto i bambini a decretarlo all’insegna delle vecchie care favole che hanno tutto da insegnare alla società d’oggi e non solo all’infanzia.
Ha funzionato il caleidoscopio della commistione fra narrazione ai leggi delle più celebri storie di animali a cura delle voci narranti e giocose di Isabella Caserta e Alberto Novarin e la coreografia delle trame animate dagli attori mascherati e non . “Rivoluzionariamente” accattivante, infine, la sfida delle creature deboli al canto di “Venceremos” degli Inti Illimani e gran riscatto del coniglio che a casa dei Caserta ha invece vissuto orgogliosamente la sua rivincita contro i prepotenti. Non è stato comunque la sola bestiola a dirla lunga sulla conquista dei diritti e la tartaruga ha tagliato il traguardo nella gara fra lei e la lepre, mentre quest’ultima faceva un riposino per dare vantaggio alla rivale.

Gusto della parola nobile d’altri tempi e attualità della formula comunicativa degli insegnamenti mai moralistici:è la ricetta di questo spettacolo incantevole che termina con un tutti in pista sulle note di “E adesso mambo” di Vinicio Capossela.