giovedì 9 marzo 2017

Voce ai Diritti

Così parlò 
Barbablù alle donne 

E’ sempre Otto Marzo per la psicologa
e psicoterapeuta Marica Malagutti


di    Michela Pezzani



A tu per tu con la psicologa e psicoterapeuta. Il suo impegno contro la violenza sulle donne e la tutela del sesso femminile si fonda sul principio dell'ascolto in una società sorda.
"Ho risolto un caso difficile di anni e anni di inferno familiare dando sostegno contemporaneamente all'uomo e alla donna". 

Quando era bambina aveva già sé la scintilla che l'avrebbe portata a diventare quel che è oggi. Marica Malagutti,  49 anni,  è una illuminata professionista che porta avanti con tenacia la professione di psicologa e psicoterapeuta, non solo nella sua città natale, Ferrara, ma ovunque la chiamino quando occorre un pronto intervento di rilievo. 
Si è laureata a Padova la stimata dottore ferrarese (ioovedente, ma questo problema non la ferma di certo anzi la sprona). Dopo l'alloro alla facoltà patavina di Psicologia ha proseguito gli studi in psicofisica e neuropsicologia, divenendo psicoterapeuta psicodrammatista, diplomata all’istituto Mosaico Psicologie di Bologna, coronando il ciclo formativo con un master in Psicologia Forense  e la specializzazione in Diritti umani e cooperazione allo sviluppo.
"Sono esperta di problematiche familiari e relazionali- spiega la Malagutti/- e da diverso tempo mi occupo di questioni scolastiche sia a livello relazionale che di apprendimento".
Quotidiana è inoltre la sua battaglia contro la violenza sulle donne.  
"Ogni caso mi sta a cuore e uno degli ultimi, il cui inferno andava avanti da anni, l'ho risolto dando ascolto contemporaneamente all'uomo e alla donna coinvolti nella questione" precisa la Malagutti la quale svolge libera professione principalmente a Ferrara, collabora col Centro di salute mentale della città estense e frequenta spesso Verona e Trento dove la sua esperienza  anche di perito tecnico è richiesta.
"Mi piace sia il lavoro individuale che di gruppo e sia al Sert1 di Padova che al Dipartimento di Psicologia di Padova ho affrontato le problematiche riguardanti  le “nuove droghe”, la dipendenza da sostanze stupefacenti e dal fumo di tabacco". Autrice di articoli la Malagutti scrive di psicologia sul quotidiano  on line indipendente La voce del Trentino e tra le sue recenti conferenze spicca quella sulla fiaba di Barbablù in quanto chiave di lettura della violenza sulle donne è del femminicidio. 
"La violenza è tacita, silenziosa, invisibile: tutto sembra normale. Due persone si conoscono, si amano, vivono insieme e tutti pensano che le cose vadano bene m. E poi all'improvviso la tragedia,  il così detto raptus, da un momento all'altro tutto quello che sembrava normale viene distrutto con una violenza indicibile". Così scrive la Malagutti in una delle sue analisi che riguardo al raptus dice: " in latino significa rapimento  e in psicologia è definito come un impulso improvviso di forte intensità che porta il soggetto ad episodi di parossismo, generalmente di carattere violento". 
Al convegno sulla violenza "Il silenzio della violenza: riconoscerla e superarla" che si è tenuto nel maggio 2012 al Castello Estense di Ferrara, organizzato dall'associazione Unisono Psicologia, col patrocinio di Comune e Provincia di Ferrara, insieme all'ordine degli psicologi drll'Enilia Romagna,  la Malagutti ha sostenuto:
"La favola di Barbablù rappresenta tutti gli stadi del processo della violenza che si può definire una escalation. Comunemente la violenza ha diversi stadi e viene notata da chi la subisce  e dall'opinione pubblico solo nel momento in cui si manifesta:  occorre invece porre  attenzione all'attimo in cui si innesca nel rapporto, esaminando le fasi che normalmente vengono riconosciute in tale situazione, dal' approccio fisico  anormale blando alla deflagrazione.
Di norma succede che la donna accetta la  situazione anomala di cui lei stessa non è convinta come infatti  fa la moglie di Barbablù  che vede nel marito tutte le qualità del mondo  tranne la valenza della sua barba (il blu è tra l'altro simbolo di morte, trasformazione, cambiamento). Nonostante la fanciulla che sposa il principe venga avvisata dalle sorelle maggiori, (simbolo della coscienza femminile più adulta che la mete in guardia) lei segue l'istinto cieco, l'ingenuità,  la voglia di vivere il sogno di un amore perfetto. Chiude dunque gli occhi sul particolare che invece sarebbe determinante per la sua salvezza  e si lascia circuire e risucchiare nel dramma. Si salva però nel momento in cui capisce che lui vuole ucciderla: utilizza l'inganno, gli fa credere di essere ancora ingenua, gli risponde con la stessa moneta.  A questo punto è riuscita  a ritrovare la sua parte matura e  a prendere coscienza della realtà fatta di "bene e male". I fratelli che chiamati per uccidere Barbablù  rappresenta la forza maschile, l'azione interna ed esterna della donna  stessa per sconfiggere il " bene e il male". 
"Un'altra azione della favole è quella della solitudine- conclude la psicologa- Se lasciata da sola la donna è in balia del pericolo, ma se circondata da chi la tutela e protegge è in grado di contrastare la violenza. L'uomo violento prende di mira la donna che vede isolata e  nel caso la donna abbia dei contatti fa in modo che li perda e che si ritrovi da senza nessuno"l. Non lasciamo perciò sole le donne. Donne teniamoci per mano!". 

(Da Vita Vera)



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