mercoledì 25 ottobre 2017

MirAbilmente

Ipovisione è un’altra cosa

Non vuol dire né essere miopi né presbiti e nemmeno vederci poco e male in genere. 

Si tratta di un misconosciuto mondo a parte che chiede di essere esplorato e condiviso dai normodotati “all’oscuro”.

di Michela Pezzani 


O ci vedi o non ci vedi.   Cieco o vedente. C’è un altro mondo però in mezzo, non ancora entrato a far parte  del nostro linguaggio culturale.  Dell’ipovisione se ne dà la definizione scientifica, negli ambienti idonei e sui mezzi di comunicazione di massa in materia di disabilità visiva, ma è frequente sentirsi  dire, dopo  aver più o meno timidamente annunciato il proprio problema, magari in una situazione deambulatoria difficile che richiede un aiuto, “Ah sì certo, ma cosa vuol dire esattamente  ipovedente?”.
 Anche ai fini della riconoscibilità un ipovedente non viene inquadrato come tale: non ha il bastone come un cieco e allora ecco che diventa poco visibile, per  non dire invisibile… e se indugia ad esempio sulle scale di un edificio pubblico, il primo pensiero di chi sta intorno è che l’insicuro o insicura abbia un problema motorio. “I falsi scoop a proposito dei falsi ciechi ci penalizzano facendo “di tutta un’ erba un fascio” confida Orietta che pur avendo un deficit visivo che la fa rientrare nei parametri dell’ipovisione, si muove ovunque, va a teatro, al cinema, viaggia, ha la borsa piena di strumentini per cavarsela nel leggere tabelle, orari dei treni e varie, ma se deve chiedere una mano in più, non sempre è vista per così dire “ di buon occhio”.
  E’ bene sapere  che  ci sono patologie che non hanno terapie (o ridotte) ma portano a una degenerazione progressiva delle capacità visive, conducendo gradualmente a una riduzione del campo visivo sino alle conseguenze valutabili sul soggetto stesso, oltretutto non comparabili perché “l’ipovisione di una persona non è mai come quella di un’altra”.
Dopo molte battaglie da parte delle associazioni di pazienti, si è arrivati tredici anni fa alla Legge 138/01 sulla classificazione e quantificazione delle minorazioni visive e norme in materia di accertamenti oculistici e  tale classificazione divide le minorazioni visive in: ciechi totali; ciechi parziali; ipovedenti gravi; ipovedenti medio-gravi; ipovedenti lievi: e ad ognuna di queste categorie corrisponde un diverso contributo pensionistico. I parametri adottati con tale legge, inoltre, prevedono per la prima volta, ai fini della classificazione, anche il residuo visivo perimetrico binoculare. Nonostante l’approvazione della Legge, l’ipovisione è ancora incompresa  e urge invece il bisogno di individuare,  “vedere” la disabilità,  collocarla,  sapere che è altro rispetto alla cecità. “L’ipovisione non è un percorso  facile- sottolinea Orietta-  e  comporta  anche un impegno economico per ausili e strumenti,  ma soprattutto richiede costanza, pazienza e volontà, anche se a volte si incontrano ostacoli difficili da superare”.

Legge 3 aprile 2001, n. 138
"Classificazione e quantificazione delle minorazioni visive e norme in materia di accertamenti oculistici"
La legge 138/ 01- pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 93 del 21 aprile 2001

Art. 1.
(Campo di applicazione).
1. La presente legge definisce le varie forme di minorazioni visive meritevoli di riconoscimento giuridico, allo scopo di disciplinare adeguatamente la quantificazione dell'ipovisione e della cecità secondo i parametri accettati dalla medicina oculistica internazionale. Tale classificazione, di natura tecnico-scientifica, non modifica la vigente normativa in materia di prestazioni economiche e sociali in campo assistenziale.
Art. 2.
(Definizione di ciechi totali).
1. Ai fini della presente legge, si definiscono ciechi totali:
a) coloro che sono colpiti da totale mancanza della vista in entrambi gli occhi;
b) coloro che hanno la mera percezione dell'ombra e della luce o del moto della mano in entrambi gli occhi o nell'occhio migliore;
c) coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 3 per cento.
Art. 3.
(Definizione di ciechi parziali).
1. Si definiscono ciechi parziali:
a) coloro che hanno un residuo visivo non superiore a 1/20 in entrambi gli occhi o nell'occhio migliore, anche con eventuale correzione;
b) coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 10 per cento.
Art. 4.
(Definizione di ipovedenti gravi).
1. Si definiscono ipovedenti gravi:
a) coloro che hanno un residuo visivo non superiore a 1/10 in entrambi gli occhi o nell'occhio migliore, anche con eventuale correzione;
b) coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 30 per cento.
Art. 5.
(Definizione di ipovedenti medio-gravi).
1. Ai fini della presente legge, si definiscono ipovedenti medio-gravi:
a) coloro che hanno un residuo visivo non superiore a 2/10 in entrambi gli occhi o nell'occhio migliore, anche con eventuale correzione;
b) coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 50 per cento.
Art. 6.
(Definizione di ipovedenti lievi).
1. Si definiscono ipovedenti lievi:
a) coloro che hanno un residuo visivo non superiore a 3/10 in entrambi gli occhi o nell'occhio migliore, anche con eventuale correzione;
b) coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 60 per cento.
Art. 7.
(Accertamenti oculistici per la patente di guida).
1. Gli accertamenti oculistici avanti agli organi sanitari periferici delle Ferrovie dello Stato, previsti dall'articolo 119 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, sono impugnabili, ai sensi dell'articolo 442 del codice di procedura civile, avanti al magistrato ordinario.

venerdì 13 ottobre 2017

La Forza della Mente

I segnali della vittima.

Il silenzio del bullismo può portare a gravi conseguenze

di Marica Malagutti



Ricordiamo il ragazzino riminese di 10 anni frequentante il centro estivo vittima di insulti, botte e brutti scherzi? Aleggiava il silenzio fino a quando il suo occhio nero ha parlato chiaro.

Ricordiamo anche la tredicenne di Valmarecchia sempre nel riminese, suicida a causa di quello che viene chiamato bullismo?

Sul web si possono trovare purtroppo molte storie agghiaccianti di sofferenza sommersa per troppo tempo e poi tutto d’un tratto fare notizia con eventi tragici che ci colpiscono, sia per per la giovane età delle vittime, sia per il fatto che nessuno se ne accorge al momento giusto.

Ma come questo può accadere?

Per cominciare, iniziamo a comprendere cosa significa la parola “Bullismo”, termine purtroppo tanto di moda che corrisponde ad un fenomeno riconosciuto spesso troppo tardi.

I”Bullismo” prende origine dall’ olandese “boel” che significa fratello. Tale termine nel mondo anglosassone si trasforma nella parola “bully” inteso come “tesoro rivolto a persona”. Quindi in un primo momento il bullo era il “bravo ragazzo” e solo in seguito si arriva all’idea di prepotente e di molestatore. Le caratteristiche di chi agisce il bullismo sono la giovinezza e la volontà di bersagliare le vittime ritenute incapaci di difendersi.

Il bullo nasconde la propria vigliaccheria con un’apparente forza circondandosi di alleati che collaborano alle azioni intenzionali e ripetute di violenza fisica e/o psicologica. Tali comportamenti possono andare da maldicenze a svalutazioni della persona, umiliazioni fisiche e psicologiche, esclusione dal gruppo fino ad arrivare a violenze fisiche e sessuali senza esclusione di una vera e propria istigazione al suicidio.

La vittima può essere scelta per diversi motivi come la timidezza, il non appartenere a quel gruppo, come uno straniero, oppure anche dal semplice fatto di essere un bravo studente o sportivo. Chi viene prescelto, in un primo momento è circuito, indebolito, isolato e solo quando diventa debole, viene reso vittima. È un processo lento e silente, per questo occorre un’attenzione particolare sia da parte dei genitori che dagli insegnanti. Non solo le famiglie delle vittime devono osservare e aiutare i propri figli, ma anche quelle dei così detti bulli, in quanto anche questi ragazzi necessitano di sostegno e si potrebbe evitare così che agiscano in modo violento verso i propri compagni.

Mentre i bulli, se non vengono scoperti in azioni perseguibili legalmente, la passano liscia, le conseguenze in chi subisce questo tipo di violenza possono esser molto gravi. A livello psicologico la vittima si convince piano piano che il bullo ha ragione nel trattarla in malo modo e proprio per questo non si confida con nessuno. Pensa che tutti gli altri siano migliori e ha la sensazione di essere giudicata.

A breve termine la vittima può accusare mal di stomaco, mal di testa, disturbi del sonno, incubi, ansia, problemi di concentrazione e quindi scolastici. Ci può essere, riluttanza ad andare a scuola o in ambienti ricreativi o sportivi. A lungo termine possono insorgere comportamenti autolesivi, disturbi del comportamento alimentare, uso di sostanze, depressione fino ad arrivare a ideazione e attuazione di suicidio.

A livello sociale e culturale stanno nascendo tante iniziative atte a combattere questo fenomeno purtroppo ancora molto forte e preoccupante. Di notevole spessore è la famosa serie TV Tredici che racconta come finisce la vita di una giovane studentessa. Gli episodi sono scanditi dal susseguirsi di audiocassette registrate dalla protagonista in cui vengono raccolti tutti gli elementi di come una ragazza bella e intelligente diventa oggetto di bullismo, di come lei si sente e di come i suoi compagni di scuola la maltrattano o non riescono fare nulla perché il peggio possa accadere.

Neppure la famiglia o chi si innamora di lei riesce a riconoscere e fermare quel dolore che la uccide. Senza entrare nei particolari per chi volesse guardare questa serie tv, è bene sottolineare che anche in presenza di strumenti e affetti che abbiano il potere di evitare il peggio, non vi sia stata via di uscita, in quanto di solito il bullo con uno o più alleati agisce su chi percepisce debole e solo. Gli altri compagni non intervengono rimanendo neutri e lasciando quindi, in silenzio, spazio all’azione violenta.

La giovane protagonista infatti non percepisce il gruppo dei compagni, non registra una audiocassetta per tutti, ma una per ogni persona che non ha fatto nulla per lei.

Stiamo vicini quindi ai nostri giovani non sottovalutando alcun segnale, anche se ci sembra insignificante, senza tuttavia essere invadenti, altrimenti perderemo ogni canale di comunicazione.


La Forza della Mente

«Blue whale» l’horror che diventa realtà

di Marica Malagutti



È possibile che una persona nell’ombra, nascosta dietro il suo monitor porti giovani vite al suicidio muovendo le fila di un gioco horror che diventa realtà?

Sembrerebbe proprio così.

Arriva infatti dalla Russia anche in Italia il gioco online Blue Whale di cui ha parlato in modo approfondito la stampa, ma anche e soprattutto il noto programma televisivo “Le Iene”.

E non pensate che anche la nostra regione ne sia immune, pare infatti che in un comune dell’Alto Adige, alcuni casi di suicidio, possano essere riconducibili a questo folle gioco che fino ad ora ha portato ad oltre 200 morti per suicidio accertate dal 2013 ad oggi.

La chiave del gioco è far sentire apprezzati e importanti adolescenti depressi e confusi, che trovavano nelle sfide un senso di gratificazione, seppur perverso. “Ho fatto morire quelle adolescenti, ma erano felici di farlo” ha commentato lo studente, che in carcere continua a ricevere lettere d’amore dalle ragazzine adescate su VK. “Per la prima volta avevo dato loro tutto quello che non avevano avuto nelle loro vite: calore,comprensione, importanza”.

Il rischio di emulazione è altissimo, avvertono gli psicologi e visto il contagio virtuale, nessuno Paese può considerarsi immune dal Blue Whale.

Interessante è porre attenzione sul nome di questo gioco che coincide con quello di un animale, ovvero la balena blu, un cetaceo, il più grande sulla terra che, se si smarrisce da solo o in gruppo, si arrena sulla spiaggia e muore, proprio come i ragazzi smarriti, che entrano in contatto con il così detto curatore.

Questa persona, per far breccia sugli adolescenti, utilizza meccanismi frequenti e molto potenti in questo periodo della vita: il patto del silenzio, la sfida e la confusione tra il bene e il male.

49 comandi prima del suicidio. La cinquantesima regola infatti è: “Saltate da un edificio alto. Prendetevi la vostra vita”. Accostare l’immagine della morte con quella del poter prendersi la propria vita è un’azione tremenda o meglio malefica e il curatore certo non la mette nè all’inizio, ma neanche a metà del percorso.

Vi deve essere un allenamento che inizia graduale anche se in modo forte. La prima regola comanda già un’incisione, un atto di coraggio, un patto di sangue: “Incidetevi sulla mano con il rasoio “f57″ e inviate una foto al curatore”. Vi è quindi una verifica, un controllo che il tutore ha sulla propria “preda” reclutata con estrema facilità con un semplice computer o telefonino.

Nell’elenco mortifero vi sono inoltre comandi come quello di alzarsi presto, alle 4, 20, forse perchè la volontà ha un confine più labile con il mondo onirico, quindi vedere film horror è più incisivo come anche salire in alto in cima ad un palazzo può risultare meno difficile.

La regola di vedere film dell’orrore o ascoltare musica inviata dal curatore viene attuata anche di giorno. E in questo frangente, chi vive con il ragazzo o ragazza che gioca a Blue whale, ha l’opportunità di accorgersene come anche quando viene ordinato di non parlare con nessuno per tutto il giorno.

I genitori se stanchi o hanno il sonno profondo possono invece non sentire quello che fa il proprio figlio di notte quando si alza ed esegue ciò che gli viene comandato.

Ma ecco altre regole che all’apparenza sono meno brutali delle altre, ma servono invece come potente rafforzatore dei comandi già inviati e di quelli ancora da elargire. Si tratta delle regole n. 21 e 25 in cui si deve comunicare per skype con un altro giocatore e di avere un incontro con un’altra “balena“. Anche in questo caso il curatore fa breccia su meccanismi mentali giovanili: la creazione di gruppi di simili. Proprio l’adolescenza è il periodo in cui avviene il distacco dalla famiglia e la nascita di nuovi legami con i coetanei che a loro volta rafforzano il distacco dalle figure primarie.

Come difendersi dunque da questo nuovo gioco che sembra fare sempre più vittime?

Verificare cosa fa il proprio figlio quando sembra che sia tutto normale, controllare gli oggetti che usa, i film che guarda e la musica che ascolta e dargli attenzione e affetto più del solito.

Fare in modo, anche se vi sono i normali contrasti tra genitori e figli, tipici di questo periodo della crescita, di essere più che mai alleati a loro, in modo da depotenziare l’eventuale legame con figure negative o addirittura mortifere come i curatori di Blue whale.


La Forza della Mente

Quando la paura di non riuscire porta al fallimento

di Marica Malagutti


Quante volte ci capita i sentirci insicuri prima di fare o di dire qualcosa, oppure ci nascondiamo dietro ad una domanda come “ma ne vale veramente la pena di…”? In questo modo ci ritiriamo, prima ancora di esprimerci, pensando che sia la cosa migliore, senza sapere invece che è la paura che ci blocca.

Quando pensiamo alla paura, normalmente immaginiamo una persona che fugge da un pericolo o si difende, quindi si muove, fa qualcosa per mettersi in un qualche modo al sicuro, ma la paura ha anche il potere di immobilizzare le nostre azioni e, soprattutto quei pensieri che portano al compimento della stessa azione e quindi anche di un progetto.

Quali possono essere alcune delle cause di questo blocco che favorisce il fallimento di quello che facciamo?

In questo caso la bassa autostima può incidere sul nostro comportamento, facendoci evitare situazioni in cui pensiamo di non riuscire. Magari nella nostra storia personale vi sono state persone importanti per noi che ci hanno svalutato, preso in giro o magari solo non incoraggiato di fronte ai nostri primi ostacoli. In aggiunta la crisi economico-sociale di questi ultimi anni ha rinfrancato il fatto che sia difficile trovare lavoro anche se abbiamo studiato o che sia azzardato formare una famiglia e realizzarsi sentimentalmente perchè non ci sono soldi per mandare avanti una casa e crescere i figli.

La paura di non riuscire è diventata quindi molto frequente e cresce sempre più immobilizzandoci e autoboicottandoci. In questo ultimo caso si attuano strategie per realizzare quello che vogliamo, ma contemporaneamente si fanno cose che distruggono quello che abbiamo affannosamente costruito.

Come superare questo grave impasse? Un primo suggerimento è cominciare a pensare che il fallimento è inevitabile. Le persone di maggiore successo hanno vissuto uno o più fallimenti. Il segreto è il valore che scegliamo di dare al nostro insuccesso. Se cerchiamo di imparare qualcosa da ciò che non è andato come pensavamo abbiamo già guadagnato qualcosa e possiamo cambiare i nostri pensieri, le nostre strategie e le nostre azioni.

La cosa più importante è fissare degli obiettivi, verificare se questi possano essere realizzabili, altrimenti ridimensionare ciò che vogliamo fare e creare dei piccoli step finalizzati al nostro scopo.

Altra cosa fondamentale è cercare di evitare pensieri negativi, prima sostituendoli con altri positivi, poi cercando di concentrarci su quello che dobbiamo fare e che è stato precedentemente progettato e meditato, perché pensare troppo ritarda l’azione e quindi la realizzazione.

Oggigiorno la psicologia più che mai oltre ad analizzare le problematiche di chi chiede aiuto dovrebbe sostenere le persone nelle loro difficoltà aiutandole a superare blocchi dovuti a difficoltà interne all’individuo ed esterne e quindi appartenenti all’ambiente circostante.

Molte discipline recenti e alla moda sono dedite al miglioramento delle prestazioni delle persone, ma se non analizzano gli elementi profondi della personalità e non si attendono i tempi del proprio cliente il fallimento in questo caso fa parte della tecnica stessa di aiuto.

In questo senso è bene porre attenzione a tutti quei sistemi informatici e a quei tecnici che promettono il successo personale o economico, senza tuttavia avere basi scientifiche, psicologiche e sociali per dare il proprio aiuto.



Voce ai Diritti

I servizi sociali strappano il bambino ad un papà. 

di Marica Malagutti


Straziante è il video che da qualche giorno il CCDU, Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani ha messo in rete a sostegno di un padre di Gallura che sta lottando per riavere suo figlio. (le immagini sono forti, avvertiamo i lettori)

Cinque minuti di urla di un bambino che implora piangendo e ansimando di rimanere con il suo papà.


Non è possibile, nel 2017, che un minore possa vivere un trauma del genere, portato via di peso con la forza come se avesse fatto qualcosa di male. Ma lui non è colpevole.

È solo la vittima di una separazione conflittuale o meglio di una situazione che sarebbe dovuta andare diversamente.

Il filmato inizia con le terribili urla di Elia (nome di fantasia). Il motivo dell’allontanamento? Pare che qualche professionista abbia scritto «contaminazione e condizionamento del pensiero del piccolo da alienazione genitoriale con sentimenti di rifiuto, rabbia, aggressività verso la figura materna…».

Queste poche parole sono tratte dalla relazione peritale che ha contribuito a formulare la decisione del Giudice riguardo al futuro di Elia.

Le domande sorgono spontanee: Si poteva evitare ad Elia, come a tanti altri bambini questo trauma? L’allontanamento è davvero l’unico strumento in caso di alienazione genitoriale? E infine l’alienazione è davvero provabile?

Non è possibile dare una risposta univoca a queste tre questioni, ma senz’altro anche se si facesse l’ipotesi che un genitore fosse alienante, il bambino certamente non è una tabula rasa, bensì un essere vivente con una sua volontà e personalità anche se in via di formazione che vanno protette, ma soprattutto rispettate. Invece di allontanare il minore si potrebbe sostenere il genitore alienato a ritrovare la strada che lo possa avvicinare al figlio e allo stesso tempo aiutare il genitore alienante a lasciare più spazio all’altro.

Come è possibile che se sono gli adulti ad essere reputati incompetenti, siano i figli a pagare? Inoltre quali sono le evidenze scientifiche che provano che gli allontanamenti familiari creino migliori genitori e figli?

La mancanza di risposte a tutte queste domande lascia uno spazio di azione senza regole definite ampliando la potenza dei giudizi e diminuendo la certezza che una data decisione possa essere davvero la cosa migliore per il minore e la sua famiglia.

Il video finisce con il piccolo Elia che viene preso con la forza, lancia un ultimo urlo straziante: “papà mi cercherai!” e la porta dell’auto del Servizio Sociale viene di colpo chiusa dando inizio ad un silenzio cupo e doloroso.

La crescita dell’individuo, soprattutto nell’infanzia, ha bisogno di sicurezza, di ritmi temporali, di luoghi familiari, di odori conosciuti e di persone amate come riferimento.

Con gli allontanamenti per alienazione genitoriale, tutto questo all’improvviso scompare, gettando il minore in un caos emotivo estremamente pericoloso che inizia con il trauma della separazione. Da ricerche scientifiche emerge come la deprivazione da istituzionalizzazione sia riconosciuta come specifica condizione di rischio evolutivo nell’elenco dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) in rapporto alla relazione di attaccamento.

Infine l’Articolo 12 della Convenzione sui diritti del fanciullo e l’adolescente recita: “Ogni bambino ha il diritto di esprimere la propria opinione e lo Stato deve garantire che tale opinione venga presa in considerazione dagli adulti”.

Ripensando alle grida strazianti del video, anche se durante la perizia vi è stata l’audizione del piccolo Elia, evidentemente il vero ascolto non è stato davvero fatto.

Per vedere il video vedi La Voce del Trentino



Voce ai Diritti

Stranieri per caso: in Trentino da 18 anni ma per colpa della burocrazia rischia l’espulsione.

di Marica Malagutti

In passato il popolo italiano per sopravvivere è fuggito all’estero e ha vissuto proprio quello che gli immigrati oggi vivono qui nel nostro paese.

Come ha scritto Gian Antonio Stella gli italiani si sono dimenticati del passato e non sopportano l’immigrazione.

Ma quali sono le ragioni di questa insofferenza?

Abbiamo provato a spiegarlo attraverso una piccola inchiesta dove toccheremo diversi aspetti del processo di migrazione e in questo primo articolo viene approfondito il tema dei giovani stranieri, vale a dire la seconda generazione, nata dalle persone che sono partite, o meglio dovute scappare dal proprio paese per cercare di sopravvivere in un posto lontano dove non si capisce nulla e non si conosce nessuno.

Prossimamente verranno analizzate le motivazioni dell’immigrazione nel nostro paese, ma anche dell’emigrazione italiana verso paesi più ricchi.

Infine scopriremo come vengono gestite le risorse del nostro territorio per affrontare i flussi migratori e che senso ha l’integrazione, tra rifiuto dello straniero, e perdita delle proprie tradizioni.

La storia che abbiamo raccolto porta alla luce come in Italia vi siano due pesi e due misure, e soprattutto il perché la burocrazia abbia due velocità. Ed è così che emergono le contraddizioni e le incongruenze di un paese che non è in grado di gestire nessun flusso migratorio, anzi, nel nostro caso nemmeno l’accoglienza di chi nel nostro paese vive da 18 anni.

Aveva solo 6 mesi quando è arrivata qui, in Trentino, con mamma e papà viaggiando su un barcone in condizioni disumane. La guerra aveva distrutto tutto, anche la loro casa e sono dovuti fuggire in un paese in cui non sapevano neanche come pronunciare “ho fame”

Il papà per fortuna trova lavoro e per diversi anni sembrava andare tutto bene, poi un giorno l’azienda fallisce, nascono problemi familiari e l’unica soluzione delle istituzioni è quella del collocamento in comunità di Fiorella (nome di fantasia) e dei suoi fratelli minori nati nel nostro paese. Fiorella ora ha 18 anni.

Fiorella poi scappa e torna proprio da quei genitori ritenuti non idonei, ma che continuavano ad amare ed essere cercati dai loro bambini.

Per Fiorella diventa difficile andare a scuola, avere una vita serena, pensa infatti sempre ai fratellini che non può rivedere.

La ragazzina comunque viene seguita ufficialmente da una tutrice e dall’assistente sociale, ma questo purtroppo non è sufficiente a garantirle una realizzazione personale.

Fiorella nonostante le sue difficoltà emotive riesce a raggiungere il diploma di terza media ed ora dovrebbe continuare sia a studiare che a lavorare. Anzi ha già una proposta di lavoro, ma forse non può accettarla.

Non può cogliere questa occasione perché quando questo incubo sembra avere una via d’uscita la porta si chiude ancora.

Nonostante le sollecitazioni di Fiorella ai servizi competenti il suo passaporto non è stato rinnovato e la sua tessera sanitaria è scaduta da ben due anni costringendo i suoi genitori a pagare le visite come se fossero turisti “fai da te”

Ora per la ragazza potrebbero aprirsi degli scenari poco piacevoli. Per rimanere in Italia che cosa deve fare a causa di questi errori? Un permesso di soggiorno per ricerca lavorativa o turismo con magari scadenza semestrale?

La direttiva del Ministro dell’Interno del 28 Marzo 2008 dispone che: “..al compimento della maggiore età, il figlio ha diritto al rinnovo del permesso di soggiorno per motivi familiari per la stessa durata di quello del genitore e purché siano comunque soddisfatte le condizioni di reddito e di alloggio previste per il ricongiungimento familiare. Il genitore deve, cioè, essere in possesso di un alloggio idoneo certificato dal Comune o dalla ASL, e di un reddito congruo in proporzione al numero delle persone conviventi e iscritte nello stato di famiglia (es. il doppio dell’assegno sociale per tre persone)..”.

Ma Fiorella è stata affidata ai Servizi Sociali, si può parlare ancora di rinnovo per motivi familiari o quale può essere il destino di questa giovane adulta?

Se per il caso di un semplice rinnovo di documenti i servizi riescono a maturare anche 24 mesi di ritardo facendo rischiare ad una ragazza l’espulsione, nonostante le sue sollecitazioni, come si può pensare che le istituzioni riescano a gestire in modo consono il flusso migratorio presente in Italia?

Dopo aver sentito questa storia occorre fare alcune riflessioni in merito al comportamento spesso contraddittorio e incongruente di alcune istituzioni. A questa ragazza ad oggi non viene garantito, per colpa di una mastodontica burocrazia, un sacro santo diritto che ha maturato in 18 anni di residenza in Italia, e dopo il raggiungimento del diploma e l’entusiasmo di voler continuare la propria vita proprio nel luogo dove ha maturato le sue relazioni affettive.

L’incredibile contraddittorio è nel fatto che invece i migranti appena arrivati in Trentino, che entrano nei progetti di accoglienza, invece ricevono vitto, alloggio, spese sanitarie gratuite e tutti i possibili benefit che paga il contribuente, ma anche e soprattutto soldi europei elargiti all’Italia per gestire i flussi migratori.

Ma non solo. In questo periodo si sta parlando anche di «regalare» la residenza ai richiedenti asilo subito dopo gli sbarchi.

I fondi economici vengono utilizzati in modo sicuramente non congruo o in modo alternativo alla realizzazione dei problemi reali e concreti creando un malcontento generale e addirittura in molti casi provocando rabbia che si trasforma in razzismo.

Non è colpa di chi scappa dalla guerra, siamo scappati anche noi, ma di chi gestisce questo esodo epocale che probabilmente continuerà per i prossimi vent’anni e di chi riesce a lucrare da questi continui drammi creando business di milioni di euro.

Poche persone, insomma, che guadagnano a scapito di molte a cui rimangono problemi, umiliazioni, povertà, malessere e disagi quotidiani. 


La Forza della Mente

Terrorismo islamico: la radice del terrore che genera immobilismo

di Marica Malagutti


l 22 maggio, a Manchester, alla fine del concerto di Ariana Grande, evento atteso soprattutto dai giovani, si sono contati 22 morti e 59 feriti.

Dalla cronaca emerge che l’ordigno sia esploso alle 22,30 (23,30 in Italia) proprio alla fine dello spettacolo, quando forse l’attenzione della sicurezza cominciava già a scemare.

In questa tragica occasione colpisce la giovane età delle vittime e come spesso accade in questo periodo storico, il fatto che gli attentati siano organizzati in luoghi affollati, come piazze, arene, in posti di transito come gli aeroporti, ma anche nei centri di affari internazionali come le Torri Gemelle.

Quando le persone si rilassano o devono muoversi, vale a dire, in quei momenti in cui l’attenzione è direzionata al momento contingente, l’attentatore può agire più facilmente.

È proprio l’imprevedibilità la forza di questa guerra dalla quale è difficile difendersi, perché è quasi impossibile ipotizzare un tempo e un luogo. Siamo di fronte quindi alla radice del terrore che crea una sottile e profonda immobilità, provocata da un potere ancora non ben conosciuto, che da una parte induce persone a suicidarsi per realizzare l’attentato e dall’altra uccide e ferisce in mezzo alle folle per creare terrore ed avere di conseguenza sempre più potere.

Purtroppo morti senza giustificazione umana sono presenti da sempre in troppi luoghi della nostra Madre Terra.

Ma partendo dall’ultimo attentato di Manchester, a livello psicologico, è importante porsi due domande.

Che caratteristiche ha il terrorista e che cosa succede a livello emotivo alle persone sopravvissute e in generale ad ognuno di noi in seguito alle notizie degli attentati.

Gli studiosi di terrorismo sia degli USA che dell’Unione Europea cercano di affinare tecniche per individuare i terroristi prima che loro agiscano. In ogni caso è indubbio che chi realizza un attentato riesca ad aggirare i controlli.

Le ipotesi sulle caratteristiche del profilo del terrorista sono diverse.

Alcuni esperti hanno affermato che si tratterebbe di una persona di cultura media o elevata, socialmente integrata. Ma diventa inevitabile pensare che l’organizzazione terroristica sia alquanto complessa e richieda diversi tipi di persone da reclutare, proprio come lo spaccio di droga che, per sussistere ed espandersi, deve avere legami complessi e individui di diversa cultura ed età che agiscano secondo regole interne al sistema criminale.

Gli attentati che dal 2001 ad oggi caratterizzano gli Stati Uniti e l’Europa sembrano essere connotati da un’idealizzazione o meglio strumentalizzazione di pensieri derivati da religioni, ma che di fatto non appartengono in senso profondo a nessun credo, in quanto ogni religione ha messaggi di pace. Quale lotta può essere giusta e in nome di un Dio se uccide e crea terrore?

Alcune teorie sostengono che sia fuorviante affermare che i terroristi siano affetti da psicopatologie in quanto alla base vi sarebbe razionalità e coerenza. Tuttavia il fatto che il terrorista sia un suicida può far pensare all’eventuale esistenza di un malessere psichico o comunque all’ipotesi dell’induzione da parte di altre persone a porre fine alla propria vita.

È importante inoltre sottolineare il concetto di terrorismo inteso come qualsiasi forma di violenza o minaccia attuata allo scopo di creare paura, di terrorizzare ed allarmare la collettività col fine ultimo di procurare cambiamenti nell’assetto sociale o politico di una nazione.

Il terrorista combatte in nome di una libertà non certo condivisa con le vittime proprio come in uno stato di guerra in cui vi è la violazione delle leggi e l’effetto è amplificato rispetto ai i tremendi danni fisici delle stesse vittime, in quanto lo scopo ultimo sembra proprio il diffondersi della paura.

Che cosa succede in una persona o in un gruppo che entra in questo stato di terrore? È possibile riscontrare immobilismo e allo stesso tempo violenza come reazione a quella subita, assistita, letta o ascoltata attraverso i canali di comunicazione. Quindi purtroppo si entra un circuito di impotenza dal quale spesso ci si sposta solo con l’esclusione sociale degli stranieri o nel peggiore dei casi con una risposta violenta.

Entrambe le situazioni possono alimentare a loro volta il terrorismo entrando in un circolo vizioso da cui è difficile uscire.

La paura che si sta diffondendo ormai ovunque in occidente certo non si supera evitando situazioni che sembrano pericolose perchè questo amplificherebbe la stessa paura. È importante non farsi trascinare dall’ansia, ma porre sempre attenzione nel qui ed ora proprio per aumentare le strategie difensive.

Queste riflessioni portano inevitabilmente a molti argomenti sottostanti agli eventi di cronaca che oggi giorno leggiamo e di cui è importante discutere.



La Forza della Mente

Sigaretta elettronica: fenomeno in aumento, oltre 2.000 in Italia i negozi «Svapo»

di Marica Malagutti


Dai dati facilmente reperibili in rete emerge che nel 2015 il giro di affari della sigaretta elettronica è stato intorno ai 10 miliardi di dollari: il 56% proveniente dagli USA, il 12% dal Regno Unito e il 21% diviso tra Cina, Francia, Germania, Italia e Polonia.

In Italia il numero di vapor (o Svapo) cresce di giorno in giorno, nonostante il divieto di vendita ai minorenni e di utilizzo nelle scuole stabilito oggi dal ministro Lorenzin.

L’Anafe, l’Associazione nazionale fumo elettronico, ha stabilito che i negozi svapo italiani sono circa 2.000, anche se il numero potrebbe essere più alto a causa della grande crescita del franchising in questo settore.

In Trentino sono oltre 20 i negozi specializzati, concentrati a Trento, Lavis, Pergine e basso Trentino. 

Le percentuali di vendita in futuro potrebbero variare anche a causa dell’introduzione di sistemi alternativi di rilascio di nicotina, lanciati dall’industria del tabacco, che scaldano ma non bruciano il tabacco. Infine il mercato è anche caratterizzato dal fatto che si possono acquistare separatamente i componenti base risparmiando rispetto ai flacconi preconfezionati, i quali, se contengono nicotina non possono superare i 20 mg/ml.

Il d.lgs 6/2016 stabilisce che sono vietate pubblicità e vendite on line per le sigarette elettroniche e ricariche di liquido registrate come prodotti correlati del tabacco. Inoltre i prodotti commercializzati devono essere a prova di manomissione, comprese le ricariche per le quali sono previsti specifici requisiti di sicurezza e qualità. Su confezioni unitarie ed eventuale imballaggio esterno dovranno essere presenti l’avvertenza «Prodotto contenente nicotina, sostanza che crea un’elevata dipendenza. Uso sconsigliato ai non fumatori» e la raccomandazione di tenere l’apparecchio fuori dalla portata dei bambini.

Sigarette elettroniche e contenitori, inoltre, non possono essere venduti ai minori e il distributore dovrà eventualmente chiedere all’acquirente un documento d’identità.

Durante il famoso programma “Le iene” viene affermato da Viviani che la sigaretta elettronica fa meno male della sigaretta normale…e chi ha investito denaro ora vede i propri affari crollare …per sospetti di rischi alla salute e non certezze.

Questa riflessione è molto interessante in quanto le leggi come regolamentare la sigaretta elettronica ci sono, basterebbe applicarle. Forse sarebbe interessante modificare i canali di vendita come ad esempio i liquidi con nicotina solo in farmacia e sotto prescrizione medica in quanto vietati ai minori e tutto il resto vendibile anche nei negozi specializzati.

Sarebbe un pò come i prodotti a banco delle farmacie che si trovano anche nei supermercati e quelli con ricetta medica che si trovano solo in farmacia. Lasciare ai venditori dei negozi svapo l’onere di chiedere ai ragazzi la carta d’identità evidentemente non funziona in quanto, anche se magari viene fatto, basta avvicinarsi a qualsiasi tabaccheria, distributore automatico o negozio svapo per vedere che un diciottenne compra e fuori un gruppetto di minorenni che aspetta.

Come superare questo impasse? Senz’altro dirottare prodotti con nicotina solo in farmacia, ma anche il ruolo della famiglia diventa fondamentale, in quanto è bene porre particolare attenzione ai propri figli, conoscere i pro e i contro dell’e-cig.

I genitori devono essere coscienti che non è più come un tempo in cui era facile scoprire se il proprio figlio fumava perché l’odore era inequivocabile. Oggi gli odori sono diversi e possono confondere diminuendo o addirittura eliminando i dubbi dei genitori sull’eventuale utilizzo di nicotina e/o altre sostanze psicoattive particolarmente pericolose.


La Forza della Mente

I giovani e la sigaretta elettronica

di Marica Malagutti


Chiunque ha un dolore o passa un momento difficile sente il bisogno di estraniarsi per un periodo più o meno lungo a seconda dell’intensità della sua sofferenza.

Maggiormente gli adolescenti, che percepiscono se stessi e il mondo esterno all’ennesima potenza, soffrono in maniera molto più forte per cose che gli adulti magari non sentono neanche più.

I ragazzi possono percepire dolore o disagio perché i genitori si separano oppure semplicemente litigano, perché non riescono a prendere bei voti a scuola, perché non hanno amici o peggio vengono presi in giro.

Hanno bisogno di trovare una nuova identità, distanziandosi dai genitori e quando in casa le cose non vanno come vorrebbero, cercano nel gruppo di pari o magari in amicizie più grandi e non sempre giuste, quello che serve per crescere.

Gli adolescenti tentano di uscire dal mondo dell’infanzia e della famiglia per cercare o creare un altro mondo.

Nell’antichità diventare adulto presupponeva un rito di iniziazione, oggi invece, diventare grande presuppone riti non sempre buoni per la salute o la mente e portano ad un mondo in cui all’inizio sembra di scegliere, ma poi la stessa scelta scompare per trasformarsi in una dipendenza fisica e psicologica, non solo da sostanze, ma anche da persone e questo non porta alla libertà della persona adulta, ma ad un mondo difficile da vivere e dal quale uscire.

Con il tempo l’uso di sostanze è cambiato: negli anni ’60 primeggiava la marjuana e LSD, negli anni 70 l’eroina, mentre negli anni 80 la cocaina, ma ecco che dagli anni 90 comincia la moda delle droghe sintetiche e quello che attualmente è importante non è tanto cosa assumere, ma assumere qualcosa che ti porta allo sballo assoluto.

Oggi tra i giovani va di moda ubriacarsi fino al coma etilico, usare superalcolici come collirio per raggiungere lo sballo più velocemente, soffocarsi per una temporanea perdita di coscienza ed avere un po’ di euforia.

Saltare dai balconi sotto l’effetto di alcool o sostanze e utilizzare smurt drugs per potenziare le capacità cognitive.

Sballarsi un tempo era una cosa per persone emarginate, con devianze. Oggi questo tipo per sballo viene cercato da tutti indipendentemente dalla famiglia, dall’istruzione e dallo stato economico.

Che cosa è in crisi dunque? L’intero sistema sociale, educativo -familiare. Che cosa sfugge a noi adulti dei nostri ragazzi. Un adolescente doc risponderebbe, senza pensarci due volte: «tutto».

Attualmente si sono modernizzate anche le “canne” che, prendendo spunto dalla sigaretta elettronica e vengono chiamate di Cannacing o E-joint, o ancora spinello elettronico, oggi in commercio in quei Stati americani, dove è ammesso il consumo di cannabis a scopo terapeutico o ricreativo.

Ogni inalatore costa circa 70 dollari e i sostenitori di questo prodotto affermano che i danni alla salute sono decisamente inferiori per l’assenza di nicotina e altri agenti tossici.

È importante anche sapere che uno studio dell’University of Southem California ha scoperto che teenager che provano la sigaretta elettronica hanno sei volte in più di possibilità di incominciare a fumare le sigarette tradizionali.

Ora mettiamoci dalla parte di un giovane svapatore che ha già il problema di trovare il liquido giusto, perché i negozi svapo, anche se sono sempre in aumento, non sono così frequenti come le tabaccherie.

il costo poi delle boccette dei liquidi non è poi così basso e l’utilizzo non sempre facile, infatti vi è frequentemente perdita di liquido. Con il tempo quindi per comodità e anche per spendere meno non è poi così difficile passare alle sigarette normali.

Ma ecco un’altra complicazione data dalla possibile aggiunta di hashish e marjuana o peggio ancora di nuove sostanze sintetiche con contenuto di prodotti psicoattivi quantitativamente e qualitativamente modificati per ottenere uno sballo più forte e più duraturo che porterà ad effetti collaterali non sempre prevedibili e alla così detta depressione chimica.

Il problema primario e comunque più difficile da risolvere è la confusione in cui si trovano i nostri giovani. Gli adulti: mamma e papà e insegnanti, se va bene, parlano degli svantaggi della sigaretta elettronica nelle sue più diverse forme, ma gli amici? Tra i pari vi è la convinzione, supportata anche dalle informazioni ritagliate nel web che non c’è niente di male provare l‘e-cig perchè non è dannosa come la sigaretta normale e se ci si aggiunge qualcosa dentro non ci sono i danni come con le vecchie droghe tipo eroina e cocaina.

Che cosa fare quindi? Ascoltare e osservare bene i nostri giovani, senza giudicare in quanto si alzerebbe un muro invalicabile, cercare le informazioni sulle sostanze utilizzate e cercare il momento giusto per parlarne.

Infine cosa più importante è cercare di capire il motivo dell’utilizzo.

Il fumo serve per riempire un vuoto, per essere accettato, per evitare la paura, per reprimere la rabbia o per nascondere la paura di non farcela? Trovando la risposta potrebbe essere facile cercare al cura.


La Forza della Mente

Sigarette elettroniche: le preoccupazioni del ministro Lorenzin

di Marica Malagutti


Chi si avvicina alla sigaretta elettronica, chi ne fa già uso o chi ha scoperto figli minori che fumano le e-cig dovrebbe essere informato sulla legalità rispetto a questo oggetto sempre più di moda.

È importante quindi sapere che, secondo il Ministro Lorenzin, l’introduzione sul mercato delle sigarette elettroniche, avvenuta nel 2003, ha costituito motivo di forte preoccupazione per la salute pubblica. (link)

L’Istituto Superiore di Sanità, che ha fornito il proprio supporto tecnico-scientifico ai fini della gestione dei rischi e dell’emanazione della normativa nazionale in comunione con il Consiglio Superiore di Sanità nel giugno 2013, vieta la sigaretta elettronica contenente nicotina ai minori di anni 18. il divieto viene definito all’interno delle scuole.

Nel documento del Ministero della salute datato 19 ottobre 2016 emerge che Il tabagismo costituisce, ancora oggi, il primo fattore di rischio di malattie croniche e che, ogni anno, il fumo uccide, in Italia, tra le 70.000 e le 83.000 persone.

II Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018 impegna tutte le Regioni italiane a ridurre la prevalenza dei fumatori del 10% entro il 2018, al fine di contribuire al raggiungimento, entro il 2025, dell’obiettivo della riduzione del 25% della mortalità precoce, dovuta alle malattie non trasmissibili, previsto dal Global Action Plan dell’OMS per gli anni 2014-2020.

Inoltre è importante sapere che nella Direttiva sui Prodotti da Tabacco, la così detta Normativa TPD 2014/40/UE (TPD), in vigore dal 20 maggio 2017 prevede, tra le diverse indicazioni, che i flacconi e gli atomizzatori in commercio siano al massimo di 10 ml, che le sigarette usa e getta e le cartucce mono uso siano al massimo di 2 ml, che la concentrazione di nicotina non superi i 20 mg/ml.

Vietati sono anche gli additivi come la caffeina, la taurina, le vitamine, ecc. Non ci deve essere altre sostanze tossiche a parte la nicotina e il tappo del prodotto deve essere a prova di bambino.

Infine l’OMS, l’Organizzazione mondiale della Sanità invita i Paesi aderenti, che ancora non ne hanno proibito l’importazione, la vendita e la distribuzione, di prendere in considerazione di proibire o regolamentare le sigarette elettroniche. Le parti richiedono ulteriori ricerche scientifiche, indipendenti e imparziali per accertare l’impatto generale sulla salute e i rischi a lungo termine sulla salute pubblica di “Ends e Ennds”.

Date queste note legislative come ci si deve muovere? Un adolescente può fumare una sigaretta elettronica? La risposta sembra si, basta che non ci sia nicotina. Inoltre anche se ricerche scientifiche affermano la tossicità delle ENDS, i danni non sono così gravi come quelle causate dalle sigarette tradizionali. La cosa strana è che dato che le ricerche scientifiche non sono ancora concluse, o meglio sono contraddittorie le ENDS sono legali per i minori.

Un genitore darebbe al proprio figlio una cosa che non si si sa se sia innocua? La risposta dovrebbe essere negativa, ma a questo punto la legge non sostiene il genitore ma il giovane che vuole “provare”.

Anzi la cosa su cui è interessante porre l’attenzione è che negli stessi negozi in cui si vendono le sigarette elettroniche senza nicotina si vendano anche quelle senza. Quindi per un giovane diventa più facile venire a contatto con quelle proibite. Basta che ci vada con un amico diciottenne oppure semplicemente lo aspetti fuori e il gioco è fatto. Chi poi va a controllare se all’interno dell’e-cig di un minorenne ci sia una percentuale di nicotina?

L’odore, poi, è completamente camuffato dagli aromi aggiuntivi. Una volta era facile sapere se un ragazzo fumava, l’odore era inconfondibile e le prove schiaccianti, ma oggi è diventato davvero difficile e confondente.

Infine quali e quante sono le risorse economiche per controllare chi vende le e-cig? I negozianti vendono ai minori i prodotti con nicotina? Oppure chiedono i documenti ai giovani? Ci sono prove al riguardo? Purtroppo nel nostro Bel Paese anche se un punto di vendita venisse controllato e scattasse una denuncia, al massimo che può capitare è la chiusura temporanea del negozio.

Ma niente di più. E come sempre, fatta la legge, trovato l’inganno, come purtroppo si vede spesso ragazzi maggiorenni si mescolano a quelli minorenni e la compravendita legale ha una linea sottilissima con quella proibita e le conseguenze non sono mai gravose per cui purtroppo molti giovani si chiedono: “Perchè non provare”?


La Forza della Mente

La sigaretta elettronica fa bene o fa male? Questo è il problema.

di Marica Malagutti




Il fatto che non ci siano ancora molte ricerche e soprattutto a lungo termine, anche dato dal fatto che l’espansione dell‘e-cig sia un fenomeno recente, rende difficile una legislazione appropriata e quindi anche un’educazione ai giovani rispetto all’utilizzo.

Proviamo a vedere che cosa si trova sul web riguardo i pro e i contro della sigaretta elettronica e dividiamo le ricerche che affermano i vantaggi, da quelle che ne condannano gli effetti.

Ad una prima occhiata è difficile davvero farsi una propria opinione o meglio se vogliamo usare una e-cig digiteremo sigaretta elettronica o altri nomi simili e troveremo velocemente che non fa male, ma se pensiamo che sia nociva? Digiteremo danni e troveremo senz’altro ricerche che dimostrano gli effetti negativi.

Questa confusione non è forse già un grosso problema?

Vediamo ora Alcune ricerche che provano i vantaggi della sigaretta elettronica

E’ un dato di fatto che sicuramente rispetto ai prodotti “da fumo” tradizionali, non essendoci combustione non si inalano tutte le sostanze dannose come catrame, benzene e idrocarburi policiclici aromatici, che sono le principali responsabili di molte patologie oncologiche. Nel 2011 escono i risultati della prima sperimentazione clinica delle sigarette elettroniche, riportato nella rivista BMC – Public Health secondo cui la sigaretta elettronica potrebbe essere più efficace rispetto ai tradizionali prodotti NRT per smettere di fumare e può essere particolarmente efficace nei fumatori che non sono motivati a smettere.

Dai primi risultati statistici di uno studio ancora in corso in cui è stato protagonista anche Umberto Veronesi l’ex direttore scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo), e Carlo Cipolla, direttore della divisione di cardiologia dell’Ieo, emerge che “su un campione di 70 pazienti il 60% smetteva di fumare usando le e-cig senza nicotina contro il 30% di quelli trattati con solo counseling. E chi non ha smesso di fumare ha comunque ridotto il numero di sigarette giornaliere”.

Quando il tabacco raggiunge gli 800 gradi circa, vale a dire la temperatura chiamata di pirolisi, libera ben tredici idrocarburi policiclici cancerogeni, che sono quindi contenuti nel fumo e sono condensabili nel catrame di tabacco. Per questo il fumo è considerato il più potente cancerogeno conosciuto.

Con la sigaretta elettronica si assume nicotina, ma non i cancerogeni. Tuttavia Cipolla afferma di essere contrario alle sigarette elettroniche con nicotina perchè la quantità di questa sostanza non è controllata e in pronto soccorso sono finiti ragazzini per aver utilizzato svaporizzatori con quantità abnormi di nicotina.

Nell’ambito dello studio ECLAT condotto dal team dei ricercatori LIAF nel Centro Universitario del Policlinico di Catania, è stata dimostrato, grazie alla riduzione del fumo da tabacco, un miglioramento delle condizioni di salute generali e nello specifico una sostanziale diminuzione dei danni causati dal fumo come tosse (18%), bocca secca (17%), irritazione della gola (20%) e mal di testa (10%). Non è quasi mai stato riportato ansia, insonnia, variazioni cardiache o pressorie.

La rivista scientifica BMC Public Health ha pubblicato che, dopo sei mesi di uso regolare di e-cig di seconda generazione, vi è stata una riduzione del consumo di tabacco di almeno la metà in un buon 30% dei partecipanti, passando da una media di 25 a 6 sigarette al giorno, e addirittura il 36% dei fumatori ha smesso del tutto di fumare. Di questi, un buon 15% non utilizzava più neanche la sigaretta elettronica a fine studio.

La LIAF, Lega Italiana Anti Fumo, in collaborazione con l’Università di Catania, ha intrapreso nel 2010 uno studio sulle sigarette elettroniche. I risultati confermano che le sigarette elettroniche non risultano tossiche, inoltre i dati preliminari degli studi in corso dimostrano che rappresenterebbero un valido aiuto per diminuire il numero di sigarette e per chi vuole smettere di fumare.

Nella dichiarazione del professor Riccardo Polosa, docente di Medicina Interna all’Università di Catania, responsabile scientifico della LIAF, si può leggere che “L’Oms insistendo con il suo rifiuto ideologico a non voler integrare la strategia sulla riduzione del rischio all’interno delle attuali politiche di controllo del tabacco, favorisce paradossalmente lo status quo del tabagismo, rischiando di non centrare l’obiettivo di ridurre il numero di fumatori nel mondo in tempi ragionevoli”.

Per quanto riguarda il “vapore passivo”, secondo una ricerca americana pubblicata dalla rivista “Inhalation toxicology” ed effettuata da ricercatori del “Consulting for Health, Air, Nature and Green Environment” del Center for Air Resources Science and Engineering e della Clarkson University. con le sigarette elettroniche non si modifica la qualità dell’aria in ambienti chiusi e il vapore emesso dalle sigarette elettroniche non è pericoloso.

Alcune ricerche che provano gli svantaggi della sigaretta elettronica

E’ noto che la nicotina produce dipendenza, è correlata con malattie cardiovascolari e può essere promotrice di tumore e malattie neuro degenerative. Se assunta durante la gravidanza, il feto può avere conseguenze sullo sviluppo. Inoltre se nelle sigarette elettroniche vi è una riduzione di nicotina, si può provocare nel fumatore il desiderio di continuare a fumare le sigarette tradizionali.

Secondo Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, l’utilizzo delle e-cig nei luoghi pubblici, non solo trasmette la mimica del fumatore, ma può essere disturbante per chi sta vicino. anche perché non si conosce ancora la quantità di nicotina che viene dispersa nell’aria.

Inoltre emerge che le sostanze aromatizzanti dissolte in glicole propilenico possono provocare reazioni allergiche e in bambini asma, febbre da fieno, eczema. Possono essere presenti anche aldeidi, VOCs, idrocarburi policiclici aromatici, nitrosamine specifiche del tabacco, metalli, silicati e altri elementi. Molte di queste sostanze sono elementi tossici che hanno effetti sulla salute, anche se i danni sono inferiori a quelli generati dalle sigarette tradizionali.

In una ricerca del dipartimento di medicina preventiva della Keck School of Medicine di Los Angeles è stato chiesto a un gruppo di oltre 3000 studenti di 14-16 anni quanti di loro facessero uso di sigarette elettroniche o sigarette tradizionali. Dopo sei mesi per i vaper è stato riscontrtato un maggior rischio rispetto al passaggio alle sigarette tradizionali. Anche lo studio americano, finanziato dal National Cancer Institute (NCI) dimostra infatti che la sigaretta elettronica, tra gli adolescenti, può portare facilmente alla sigaretta tradizionale.

Ancora un’analisi condotta dall’università CRMTH (Pittsburgh Center for Reasearch on Media, Technology and Health) e dal Dartmouth-Hitchcock Norris Cotton Cancer Center ha rilevato che su un campione di 700 ragazzi americani tra i 16 e i 26 anni, il 38% dei fumatori di e-cig era passato alla sigaretta tradizionale, contro il 10% dei ragazzi che non “svapavano”.

Attraverso lo studio di Primack e James D. Sargent, professore di Pediatria al Dartmouth’s Geisel School of Medicine e autore senior dello studio, è stato affermato che la sigaretta elettronica rilascia nicotina più lentamente e quindi consente ad un nuovo vaper di assuefarsi pian piano agli effetti collaterali della nicotina.

Inoltre la e-cig copia e mima l’atto e la sensazione di fumare una sigaretta, abituando alla gestualità. Infine non è soggetta alle stesse regolamentazioni delle sigarette tradizionali, rendendo normale un gesto che decenni di sforzi da parte dei ministeri della Salute di tutto il mondo avevano invece messo sotto accusa.

Secondo un studio pubblicato dall’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (In-Cnr), al quale hanno partecipato anche ricercatori dell’Università Statale di Milano e dell’Università di Modena e Reggio Emilia, la sigaretta elettronica non è innocua, può provocare una forte dipendenza e possiede un effetto ansiogeno rilevante.

Secondo uno studio americano promosso dal Veterans Affairs San Diego Healthcare System, l’effetto dannoso tumorale risulta lo stesso nelle sigarette con e senza nicotina.

Forse la conclusione è che se un fumatore di sigarette tradizionali decide di smettere, può trovare, forse, ma non sicuramente, un aiuto con la sigaretta elettronica, ma la cosa che sembra certa è che per chi non fuma non è salutare iniziare con l’e-cig anche senza nicotina.


La Forza della Mente

Sigaretta elettronica: come funziona, costi ed effetti sulla salute.

di Marica Malagutti



Tutte le cose nuove o meglio relativamente nuove hanno bisogno di approfondimenti per dar modo alle persone di poter scegliere con maggior consapevolezza e quindi di essere più liberi nelle proprie decisioni, ma anche per poter guidare i nostri giovani nel modo migliore possibile.

Questa inchiesta realizzata dalla Voce del Trentino è nata proprio per far luce o meglio ordine su una moltitudine di informazioni sulla sigaretta elettronica nel mondo dei giovani.

Un articolo non basterebbe e dunque è necessaria un’inchiesta composta da cinque articoli che approfondiranno rispettivamente la storia e il funzionamento delle e-cig, i suoi effetti sulla salute, come ci si deve comportare difronte alla legge, l’utilizzo nei giovani e il mercato di questo oggetto sempre più alla moda.

Che cosa è dunque la sigaretta elettronica? – Detta anche e-cigarette o e-cig è un dispositivo elettronico che inala vapore senza fare uso di combustione. È nata come alternativa alle sigarette, sigari e pipe, infatti, lo svapatore o più semplicemente vaper nell’utilizzo dell’e-cig mima le azioni del fumatore e le percezioni sensoriali sono più o meno simili a seconda della concentrazione di nicotina. Per essere precisi si definiscono sigarette elettroniche si quei dispositivi già precaricati di liquido con nicotina e quelli contenenti cartucce con nicotina, non i dispositivi e gli accessori elettronici come i cavetti Usb.

Come si compone? Al suo interno si trova: un vaporizzatore, una batteria ricaricabile e un filtro costituito da materiale plastico ipoallergenico. Quest’ultimo contiene una cartuccia che può essere sostituita o ricaricata manualmente con un liquido specifico per sigaretta elettronica contenente glicole propilenico, glicerolo e nicotina. In alternativa si può utilizzare un serbatoio denominato “Tank” che funge da “filtro” e che può essere ricaricato più volte. Il liquido può essere già premiscelato oppure utilizzando aromi a scelta e nicotina in concentrazione variabile.

Le e-cig si caratterizzano dal Calore del vapore inalato; dalla Resa aromatica, ovvero la corposità e il gusto dell’aroma del liquido; dall’Hit (o colpo in gola), vale a dire dalla percezione del vapore e dall’eventuale quantità di nicotina diluita nel liquido; dalla Fumosità, ovvero, quantità e densità di vapore.

Alcuni sapori assomigliano al tabacco e nello specifico si possono trovare anche quelli assomiglinti alle diverse marche di sigarette. Altri possono invece contenere aromi alimentari liquirizia, vaniglia, fragola, menta, caffè, ecc. La nicotina viene usualmente diluita in una soluzione di glicerina, propilenglicole e acqua, in varie concentrazioni.

Come funziona? – Quando l’utilizzatore inala, il flusso d’aria viene individuato da un sensore presente nella batteria che a sua volta viene attivata. Il vaporizzatore, alimentato dalla batteria riscalda la soluzione liquida, contenuta nella cartuccia presente nel “filtro” o nel “Tank”, che, a sua volta, provvede a inumidire un avvolgimento ad archetto presente sulla sommità del vaporizzatore stesso.

Durante l’inalazione si accende un led di colore rosso scuro posto all’altra estremità del dispositivo, simulando così anche il tipico colore rosso della combustione di una tradizionale sigaretta. Ultimamente vengono prodotte batterie con led di diversi colori forse anche per evitare problemi nei locali pubblici in cui non sarebbe difficile scambiare l’e-cig con una sigaretta noemale.

Quando nasce? – Ripercorrendo alcune tappe dello sviluppo della sigaretta elettronica si scopre che il primo brevetto è stato depositato da Herbert A. Gilbert nel 1965 con il nome di Ruyan che significa “quasi fumo”. Viene commercializzato per la prima volta nel 2003 a Pechino dal farmacista cinese Hon Lik, grazie al Gruppo Golden Holding Dragon di Hong Kong. Nel 2006 invece le sigarette elettroniche vengono introdotte in Europa e tra il 2006 e il 2007 negli Stati Uniti.

Nel 2008 in Turchia viene vietato il commercio delle e-cigarettes. Il Ministero della Sanità e Direttore, Mahmut Tokaç, sostiene le sigarette elettroniche sono tanto dannose per la salute, quanto lo è il fumo normale. Sempre nello stesso anno L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) non considera la sigaretta elettronica un aiuto reale per smettere di fumare, reputandolo un metodo insicuro ed incerto.

Nel 2009 in America la Food and Drug Administration (FDA) si oppone all’ingresso di sigarette elettroniche negli Stati Uniti e riceve da Barack Obana l’incarico di regolamentare l’industria del tabacco, ma nello stesso anno nasce la E-Cigarette Association (ECA), composta da produttori di sigarette elettroniche, distributori e dettaglianti, nata in difesa dei diritti del fumatore.

Nel 2010 la Corte di Appello degli Stati Uniti a Washington limita la regolamentazione da parte della FDA solo alle E-cigarettes come un prodotto a base di tabacco, a meno che non siano presenti opportune indicazioni terapeutiche certificate.

Nel 2011 il Dipartimento dei Trasporti statunitense, vieta l’uso di sigarette elettroniche sugli aerei e sulle linee ferroviarie (compresi Bus e Taxi), annunciando l’intenzione di emettere a breve un divieto ufficiale e la FDA regolamenta l’E-sigarette sull’atto ufficiale “Food, Drug and Cosmetics Act”.

Nel 2012 in Germania circa 1,2 milioni di utenti sigaretta elettronica marciano pacificamente a Düsseldorf in segno di protesta verso il Governo che tarda ad emettere sentenza sulla questione. Nasce quindi una legge che permette l’utilizzo e il commercio legalizzato della sigaretta elettronica.

Nel 2013 in Italia il dibattito sulle norme è ancora acceso, mentre i commercio è libero.


domenica 1 ottobre 2017

Un Mucchio di Storie

Sento il mare
in una conchiglia

La storia di Marianna, affetta da sclerosi multipla, che cammina sulla rena e raccoglie i gioielli del mare che non la fanno sentire malata.

di Michela Pezzani





Assorbono l’energia delle onde e ne restituiscono le vibrazioni. Marianna le raccoglie camminando sulle spiagge delle località dove suo marito la porta d’estate, in primavera, autunno e d’inverno nonostante sia affetta da sclerosi multipla. Quando è in città, invece, per aggiungere un nuovo pezzo alla sua già ricca collezione, le basta entrare in un negozio di acquari e pesci, sia d’acqua dolce che salata, per trovare lo scaffale dedicato a quei meravigliosi involucri madreperlacei chiamati conchiglie, oggetto di culto per molti appassionati. Per Marianna raccogliere conchiglie è un gesto ricorrente fin dalla sua infanzia e comune anche alla nostra: chi non l’ha mai fatto almeno una volta nella vita? Il fascino di cercare sul bagnasciuga umido i colorati e iridescenti doni delle maree è qualcosa che mescola la curiosità ad una certa dose di mistero, come se riempirsi le mani di conchiglie, scelte ad una una in base alla forma che più piace, fosse il modo più diretto per appropriarsi del mistero marino. A Marianna, inoltre, ama molto donarle le conchiglie perché regalarle nono è solo l’occasione per fare un presente molto originale, ma espressione di sentimento.
Mi piace passare le dita sulla superficie delle conchiglie- spiega Marianna- è un gesto terapeutico che mi dona benessere psicologico e fisico attraverso vibrazioni che vengono da lontano”. In zoologia la conchiglia è l’involucro duro e resistente che contiene o ripara parzialmente il corpo dei molluschi: una produzione delle cellule del mantello, ossia la duplicatura cutanea propria dei molluschi. La conchiglia può essere costituita da una sola valva di solito avvolta a spira oppure da due o ancora contenuta in un sacco del mantello e in essa si distinguono può strati: il periostraco, l’ostraco e l’ipostraco. Il primo, esterno, è formato da un sottile strato di sostanza organica, la concolina che altro non è che la sostanza proteica speciale che entra costantemente nella composizione delle conchiglie oltre che della madreperla e delle perle; il secondo è più o meno impregnato di carbonio di calcio disposto di solito in prismi perpendicolari alla superficie; il terzo, infine,è pure impregnato di sali calcarei sotto forma di aragonite e che costituisce la madreperla. La disposizione è a lamelle e questa stratificazione è la causa dei fenomeni di iridescenza della madreperla e di conchiglie possiamo trovare in natura un’infinità, nei colori dal bruno al giallo e al verde e con interessanti striatura, fino alle conchiglie giganti dentro le quali, appoggiandole all’orecchio, si sente l’eco del mare.
Le conchiglie, oltre ad essere, almeno per me, un provato toccasana, sono anche oggetto di commercio per la loro bellezza- aggiunge Marianna- perché consentono lavori di intarsio come nel caso dei cammei che tanto mi piacerebbe saper fare. E mi ha appassionato inoltre leggere che fin dalla preistoria le conchiglie sono state usate a scopo ornamentale e presso alcuni popolazioni primitive, come moneta di scambio”.

MirAbilmente

Mani di luce a Padova canta e recita per i  sordi



Per la  Giornata mondiale dei non udenti  la compagnia teatrale diretta da Alessandra Marigonda ha messo in scena  il musical La bella e la bestia tradotto il Lis che è la lingua italiana dei segni. 

 di Michela Pezzani



La compagnia teatrale di attori sordi "Mani di luce" diretta dalla trevigiana di adozione veronese Alessandra Marigonda è appena andata in scena a Padova  con il musical La bella e la bestia nella Multisala Pio x ( in Via Bonoorti, 22)  per gli  85 anni di convivenza di Ens (ente nazionale sordi) con i disabili dell'udito.
Lo spettacolo, con traduzione vocale) è tratto dall'omonima fiaba di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont è  un cavallo di battaglia del gruppo che canta, recita e balla, utilizzando la Lis, la lingua italiana dei segni tramite la quale è possibile comunicare sia tra sordi che tra sordi e normodotati che abbiano imparato questo splendido alfabeto il quale  non traduce solo le parole ma l'essenza di ciò che si vuole esprimere.
Nell'ambito delle manifestazioni  per la Giornata mondiale dei sordi  che cade ogni anno l'ultima domenica di settembre   l'evento è uno dei momenti clou del convegno Ens che quest'anno si intitola "Una storia, tante storie" e proprio su questo concetto ha aperto le relazionino pubbliche al Centro Altinate San Gaetano esplorando l'identità e la cultura delle persone non udenti che formano con le loro vicissitudini ed esperienze sia individuali che collettive la "grande famiglia dei sordi" come ama definirsi la comunità stessa. Ricerca, prevenzione e salute sono i pilastri di Ens che a Verona ha sede in Piazzetta Santa Eufemia,1 con numero 045 8034372e tiene corsi Lis per tutti. La favola insegna che la vera bellezza non è quella esteriore ma sono anche molti altri i messaggi che questa storia commovente  che ha visto la luce nel Settecento trasmette e che coinvolge molto grandine piccini anche nella versione cinematografica della Disney in "live actioni" ossia con attori in carne e ossa (Emma Watson nei panni di Bella e Dan Stevens in quelli della Bestia).