domenica 25 novembre 2018

Voce ai Diritti

Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Una su tre subisce ancora violenza

di Marica Malagutti



Tutto è iniziato il 17 Dicembre 1999, quando le Nazioni Unite hanno stabilito che i paesi sono invitati ad organizzare eventi per sensibilizzare le persone rispetto alla violenza contro le donne.
Le iniziative potranno proseguire fino al 10 Dicembre del corrente anno.
In Italia le panchine sono state colorate e dipinte di rosso e i palazzi illuminati di arancione.
In Italia e nel mondo subisce violenza, mediamente, una donna su tre dai 15 anni in su.
Il timore della violenza è confermato dal dato secondo il quale il 53% di donne in tutta l’Unione Europea afferma di evitare determinati luoghi o situazioni per paura di essere aggredita.
Ma come è possibile? Dopo anni di lotta femminile, di conferenze e dibattiti, studi sul tema che poi si trasformano in dati statistici presenti in moltissimi articoli e libri, le cose sembrano non cambiare più di tanto.
Le donne muoiono o subiscono violenza per la maggior parte delle volte per quello che viene chiamato dai loro aggressori amore.
Come inizia una relazione che porta alla morte?
Ogni storia è unica, ma oggi invece di interpretare la cronaca, raccontiamo una fiaba, famosa, ma forse poco pensata e dalla quale poche donne ne prendono spunto.
Come tutte le fiabe inizia con: c’era una volta…..un principe molto ricco, generoso e divertente che aveva la barba blu e voleva sposare la più giovane di tre sorelle.
La fanciulla si era invaghita delle belle qualità dell’uomo, mentre le sorelle più vecchie le facevano notare che qualcosa non andava tanto è vero che la barba che copriva il mento era di un colore strano.
Il blu che normalmente viene visto come simbolo di calma e tranquillità è anche indice di qualcosa di mortifero.
È proprio nel nostro caso che il ricco e prestante Barbablù, una volta sposata la giovane fanciulla, diventò quell’uomo violento che nascondeva nella cantina le precedenti mogli da lui uccise.
Ma la giovane moglie come scopre tutto questo?
La fiaba racconta che la fanciulla, quando il marito si allontanò dal castello per affari, chiamò le sorelle e insieme a loro scoprì l’orrore che non era ancora emerso. Ma ormai la giovane era già sposata, non poteva semplicemente fuggire. Il marito poi, quando tornò, si accorse che la moglie aveva scoperto la sua parte malvagia e le manifestò quindi tutta la sua violenza e voglia di morte.
Lei però, proprio in quel momento, trovò in sè la forza di cambiare le cose e si comportò diversamente, abbandonò infatti la sua ingenuità per diventare una donna furba e intelligente.
Alla violenza non risponde con violenza o panico. Infatti la giovane moglie chiese al proprio potenziale assassino del tempo per raccogliersi e pregare con le sorelle. Ad un primo inganno di Barbablù, che si era mostrato diverso da quello che era, la giovane sposa rispose con un altro inganno e corse dalle sorelle e insieme, da una finestra del castello, chiamarono a gran voce i fratelli, i quali, arrivando in soccorso, uccisero Barbablù.
Si narra ancora che la barba blu venga conservata in un museo per ricordare alle donne di non farsi ingannare dalle apparenze dell’uomo gentile, generoso e ricco e nel caso cadessero nel tranello, indicare loro la via per salvarsi.

https://www.lavocedeltrentino.it/2018/11/25/giornata-mondiale-contro-la-violenza-sulle-donne-una-su-tre-subisce-ancora-violenza/



Voce ai Diritti

C'è una donna nel cassonetto

di Michela Pezzani



Cronaca, poesia e musica in difesa delle donne. Quando le arti si uniscono la forza delle idee diventa  potente. Prendiamo infatti una donna, un uomo e un pianoforte per raccontare tante storie in una. Sono testimonianze di violenza sulle donne i racconti scritti, interpretati e diretti dalla milanese Valeria Perdonó interprete col suo gruppo Ars Creazioni Spettacolo, della performance recitata e cantato " Amorosi assassini". Al suo fianco il musicista Marco Sforza che non solo accompagna e fa da spalla con alcune battute alla principale narratrice ma rappresenta un doppio linguaggio espressivo ed eloquente tanto quello verbale, poiché concepiti all'unisono tra cronaca vera e tasti bianchi e neri.



È un viaggio scomodo quello che compie la Perdonó attraverso secoli di soprusi a danno del sesso femminile che da quando mondo è mondo esistono. E rappresenta una lezione collettiva di crudo ripasso questo lavoro che evidenzia man nano le capacità comunicative, dal drammatico al comico della Perdonó, disinvolta acuta signora del palcoscenico che ha condiviso col pubblico una piaga scoperta partendo dalla vicenda chiave, vero fatto di cronaca, di Francesca Baleani ritrovata per miracolo  ancora viva dentro in sacco nel cassonetto delle immondizie dopo essere stata brutalizzata dal compagno e poi gettata là come un sacco di pattume. Usando l'ironia e un sano sarcasmo per stemperare il tema senza tuttavia mai perdere la delicatezza che merita l'argomento nonostante la rabbia che suscita, la Perdonó solleva interrogativi su come si può risolvere il tragico problema, e sebbene non sia possibile dare risposte e trovare soluzioni immediate, il recital sortisce un effetto catalizzatore negli spettatori rappresentando non solo l'ennesimo allestimento teorico teatrale sulla questione ma ponendosi come occasione di autocoscienza, anche per i carnefici, nonché un appello alla giustizia affinché punisca come dovrebbe i colpevoli.


"Sono serena, ad un certo punto bisogna dire basta. Non c'è un perdono cristiana, né una condanna" ha detto la Baleani.
 Sono passati monti anni da quel tragico 4 luglio 2006  a Macerata quando scampó alla morte e chi la trovó e taglió il sacco esclamò " No, non è possibile!".
Nove anni e quattro mesi alleggeriti dai benefici di legge: questa è stata la condanna all'aguzzino Bruno Carletti autore di quel tentato omicidio.

sabato 17 novembre 2018

Libraperto

Massimo Cracco   cerca "Mimma" e   trova l'Alzheimer  

La malattia sociale al centro di un ritratto di famiglia con mistero.


di Michela Pezzani  



Leggere il romanzo del giovane scrittore emergente veronese Massimo Cracco è inoltrarsi in una acuta "indagine" di famiglia narrata come un thriller per scoprire un segreto.
Lo scrittore cerca "Mimma" e trova l'Alzheimer   ma va oltre e utilizza la memoria come trampolino di speranza e recupero dei ricordi indispensabili ad ogni essere umano per andare avanti.
Lascia il segno il libro di Cracco in cui i personaggi cercano la sua penna  perché sanno che lui può dare loro voce riguardo qualsiasi cosa abbiano da svelargli, bella o brutta. Questo è dunque successo  all'autore, classe 1965,  laureato in ingegneria, alla sua seconda opera, nonché artefice di questa storia di famiglia( non necessariamente la sua) di cui non è solo  perno l'adolescente Carlotta ma un'intero gruppo parentale  di cui fa parte anche una "immensa" badante moldava  di nome Marya che parla con gli angeli.



L'ombra di una malattia sociale, il così tanto temuto e diffuso Alzheimer  ancor lontana dall'essere svelata nelle sue cause e risolta con una cura, incombe su questa storia forte e delicata allo stesso tempo, edita da L'Erudito, che esprime  la sensibilità di Cracco nel calarsi  in modo credibile e psicologicamente intrigante non solo nell'animo della ragazza  "in cammino sul sentiero di una sorta di educazione alla vita" e che perde troppo presto il padre, ma nei vari personaggi: a partire dal  nonno  malato di demenza senile e creatore di bizzarre parole di un vocabolario creativo tutto suo.
Coinvolgono le pagine e gli indizi sono come pedine di una scacchiera sulla quale il gioco si fa imprevedibile, con un finale che spiazza a compendio di una vicenda sviluppata come un thriller.
Cosa è successo  tanti anni fa nella casa di Massimago? Alla domanda non daremo ovviamente risposta trattandosi di un libro costruito sulla suspence La misteriosa Mimma che dà il titolo al libro è fin dalle prime battute della trama l'enigma da risolvere, ma l'indagine non risulta  comunque finalizzata soltanto a questo scopo. Cracco infatti riesce a creare tanti plot in uno, rivelando una interessante capacità di sondaggio psicanalitico che smitizza la favola della felicità perduta dell'infanzia e toglie le vecchie croste alle ferite dei bambini, e non solo quelle sulle loro ginocchia.