giovedì 25 agosto 2016

La Forza della Mente

La Dislessia è definibile davvero un disturbo?
Riflessioni tra teoria, casi clinici e biografie
di Marica Malagutti





Oggi la scuola è importante più che mai, imparare, ascoltare, leggere e scrivere sono funzioni fondamentale per vivere. Occorre arrivare ad un diploma per poter accedere, se siamo fortunati, ad un lavoro che sta diventando sempre più una chimera invece che un Diritto Fondamentale sancito anche dalla nostra Costituzione.
Ma cosa possiamo fare quando facciamo fatica non solo a studiare, ma anche solamente a leggere e a scrivere? Quante volte i nostri figli, i nostri alunni, sono stanchi, non hanno voglia di andare a scuola di leggere e di fare i compiti? No magari, proprio tu che stai leggendo in questo momento stai faticando con le parole e i numeri e stai cercando soluzioni? La Dislessia è un disturbo ormai conosciuto e di cui tutti ne parlano, ma forse anche abusato per definire ogni difficoltà che chi impara deve affrontare.
Per questo motivo Kronos Psicologia offre articoli gratuitamente consultabili su questo grande tema non solo affrontando gli approcci teorici, ma anche portando esempi concreti, possibili soluzioni, indirizzi utili e biografie di persone famose che hanno sofferto di questo disturbo o meglio che hanno goduto e sfruttato le proprie potenzialità. 
Per incominciare questo viaggio, che io considero meraviglioso, ti consiglio di leggere il primo articolo che è una sintesi breve ed efficace sulla definizione e caratteristiche dei disturbi di apprendimento. Tra esattamente 7 giorni uscirà il prossimo articolo su casi clinici che hanno avuto un buon esito.

Buona lettura!

Breve definizione e caratteristiche dei Disturbi di Apprendimento
Prima di parlare nello specifico della Dislessia è importante sapere che Disabilità dell'apprendimento è un termine generico che si riferisce a un gruppo eterogeneo di disordini che si manifestano con significative difficoltà nell'acquisizione e uso delle abilità di ascoltare, parlare, leggere, scrivere, ragionare, o matematiche, o abilità sociali. Questi disordini possono essere dovuti a disfunzioni del sistema nervoso centrale, altre condizioni di handicap (ad esempio danno sensoriale, ritardo mentale, disturbo sociale ed emotivo), con influenze socio-ambientali (ad esempio differenze culturali, insufficiente o inappropriata istruzione, fattori psicogeni), e specialmente con il disturbo da deficit di attenzione [ADD].
 I Disturbi Evolutivi Specifici di Apprendimento (DSA) lasciano intatto il funzionamento intellettivo generale e comprendono diversi disturbi come:
 Dislessia: disturbo specifico della decodifica della lettura (in termini di velocità e accuratezza, inversione e/o sostituzione di lettere e numeri), difficoltà nella consapevolezza fonologica (difficoltà nel riconoscere quanti, quali e in che ordine sono i suoni di una parola); quindi la lettura è più lenta e/o meno corretta delle aspettative, in base all’età o alla classe frequentata.
Disortografia: disturbo specifico della scrittura di natura linguistica (in termini di errori di ortografia).
Disgrafia: disturbo specifico della scrittura di natura grafomotoria (in termini di scrittura poco leggibile):
Discalculia: disturbo specifico del sistema dei numeri e del calcolo, difficoltà nell'apprendimento delle tabelline:
Lentezza nell’automatizzazione di diverse abilità: alcuni bambini con DSA possono anche avere difficoltà di coordinazione, di motricità fine, nelle abilità di organizzazione e di sequenza, difficoltà nell’acquisizione delle sequenze temporali (ore, giorni, stagioni, ecc.). In alcuni casi sono presenti anche difficoltà in alcune abilità motorie (ad esempio allacciarsi le scarpe). A volte il bambino potrebbe manifestare anche problemi psicologici, con difficoltà nel rapporto con i compagni e/o con le insegnanti e un rifiuto per la scuola, ma si tratta della conseguenza e non della causa delle difficoltà scolastiche. Anche nella scuola secondaria persistono lentezza ed errori nella lettura, che possono ostacolare la comprensione del significato del testo scritto. I compiti scritti richiedono un forte dispendio di tempo. Il ragazzo appare disorganizzato nelle sue attività, sia a casa sia a scuola. Ha difficoltà a copiare dalla lavagna ed a prendere nota delle istruzioni impartite oralmente, fatica ad esprimere verbalmente quello che pensa. Talvolta perde la fiducia in se stesso e può avere alterazioni dell’umore e del comportamento. Due tipi di apprendimento alla lettura
L'Apprendimento Globale di Smith e Goodman implica che i bambini imparano a leggere nel modo più piacevole, e nel più breve tempo possibile, semplicemente se gli insegnanti li "immergono" in materiali scritti. [...] Ad esempio gli insegnanti leggono a voce alta ai bambini, mentre essi "seguono" nel testo. Il linguaggio quindi non va „spezzetato“ risulta come un „tutto“ Apprendimento Fonetico I teorici dell'Apprendimento fonetico sostengono che la mancanza dell'insegnamento a un bambino a leggere foneticamente, e la richiesta al bambino di memorizzare centinaia di parole visive produce la dislessia educativa. Oggi, gli editori stanno vendendo libri per bambini in età prescolare con nastri audio, così che il bambino può imparare a leggere con il metodo visivo senza l'aiuto dei genitori. Il bambino svilupperà un handicap di lettura senza la minima idea che quello che sta facendo sia dannoso. Nella scuola materna e nella prima elementare, tutto sembrerà soddisfacente, dato che la maggior parte delle scuole ora usa il metodo visivo e un bambino che entra a scuola avendo già memorizzato un gran numero di parole visive sarà più avanti dei bambini che non l'hanno fatto. Tutti saranno contenti delle prestazioni del bambino. Ma come il bambino va in terza dove le richieste di lettura sono maggiori, coinvolgendo molte nuove parole che la memoria sovraccaricata del bambino non può gestire, il bambino sperimenterà un esaurimento nell'apprendimento. Ma il problema può anche apparire in classe prima elementare se il metodo di insegnamento a scuola è basato sulla fonetica. Quando si impone una tecnica di insegnamento ideografico, soggettiva, imprecisa, su un sistema di scrittura alfabetico-fonetico, che richiede una decodifica precisa, si crea confusione simbolica, conflitto cognitivo, frustrazione e un esaurimento dell'apprendimento.
 Federico Bianchi di Castelbianco direttore dell’Istituto Italiano di Ortofonologia sostiene che in Italia un bambino su cinque presenta disturbi di apprendimento ma questo non vuol dire che sia dislessico, eppure viene ritenuto tale ed inserito in un percorso di recupero specifico che rischia di causargli danni notevoli, avendo in realtà solo disturbi comuni.
 Una neurodiversità non determina una disabilità di per sé, ma solo ed esclusivamente all’interno della società in cui si manifesta. Conseguenza più importante di questa considerazione è quella di darci la possibilità di respingere l’idea che le differenze nell’apprendimento di lettura, scrittura e calcolo siano necessariamente disfunzionali e da correggere, ma piuttosto che, in quanto espressione della neuro diversità dell’individuo, siano da riconoscere e rispettare.
 Le caratteristiche positive presenti in perone che soffrono di DSA sono:
Sono molto curiosi, intuitivi e creativi, hanno una fervida immaginazione e sviluppano facilmente nuove idee e soluzioni.
Hanno un’intelligenza nella norma e/o superiore alla norma, percepiscono un'immagine nel suo complesso e colgono elementi fondamentali di un discorso o di una situazione.
Ragionano in modo dinamico, creando connessioni inusuali che altri difficilmente riescono a sviluppare e apprendono facilmente dall’esperienza.
Ricordano maggiormente i fatti come esperienze di vita, racconti ed esempi e memorizzano più facilmente per immagini. 
A presto!



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