lunedì 19 marzo 2018

Oltre l'ostacolo

Vittorino Andreoli dice no al  bullismo


di Michela Pezzani




      Lo psichiatra e scrittore ha parlato a 700 studenti all'Auditorium della Gran Guardia a Verona. 
Un'ora e mezza di riflessioni del professor Vittorino Andreoli sul bullismo  è stata condivisa  con attenzione  e ovazioni da 700 studenti delle scuole medie e superiori di Verona, lunedì 4  dicembre dalle 11 alle 12,30 all'Auditorium della Gran Guardia. L'acuto  psichiatra  ha sviscerato il delicato e scottante tema, piaga  sempre più diffuso tra i giovani, con la profonda umanità che  lo contraddistingue,   applaudito dalla calorosa platea  a cui  il luminare, anche scrittore, commediografo e saggista, si è proposto "come un nonno  con cinque nipoti a casa"  ribadendo inoltre più volte "vi voglio bene".



L'incontro ha concluso la quarta edizione del festival "Non c'è differenza" ideato e organizzato dall'attrice e regista Isabella Caserta sul filo conduttore "dell'altro da sè" nel senso di sensibilizzare e sensibilizzarci su  ciò che è diverso e merita tutta l'attenzione e il rispetto possibile tra cui il mondo dell'handicap e del superamento delle barriere mentali e fisiche.

"Non mi sono mai posto di fronte ai problemi giudicando ma  il mio mio compito è comprendere" ha premesso  Andreoli dalla cui profonda analisi dell'adolescente bullo ha tracciato il profilo di "soggetto insicura contro un altro soggetto  ancora più insicuro che non  sa e o non  può difendersi". 

"Sono qui per  darvi dei segnali per riconosere quando qualcuno può esprimersi in termini di bullismo" hai  poi specificato  ricordando che il bullismo è prevalentemente maschile, ma esiste anche al femminile. Ha poi suddiviso  il suo  racconto,  fondato sulla personale esperienza terapeutica, in  tre capitoli: i segni superficiali e profondi del bullismo, la differenza tra bullismo individuale e di gruppo (stigmatizzando  la pericolosità del branco  dominato dal leader) e il cyber bullismo tramite computer e cellulari. 

L'elemento chiave emerso dal ragionamento è stato comunque il dolore, sia in chi  domina e affligge il prossimo che in chi subisce. 

"Il bullo ha in sé una sofferenza mascherata che si traduce in prevaricazione per soddisfare il proprio narcisismo e rifuggire le proprie debolezze  proiettandole sulla vittima designata che non odia ma diventassi strumento funzionale" ha aggiunto Andreoli mettendo in guardia la platea sui rischi provocati dal fenomeno.

"Non dovete  però resistere al bullismo ma farvi  aiutare- ha concluso- e questo aiuto non è solo per la vittima ma anche per il bullo. Occorre chiedere aiuto subito, sempre. Affidatevi, in chi credete veramente, i vostri genitori, i vostri insegnanti, gli psicologi, la Polizia. Il bullismo inoltre è diffuso anche nel mondo degli adulti e si chiama potere".  






Nessun commento:

Posta un commento