giovedì 2 marzo 2017

Libraperto


Cuori di favola nell'arsenale di Isabella Caserta


di Michela Pezzani





La direttrice artistica del Teatro Laboratorio di Verona, figlia d’arte del regista, attore e commediografo Ezio Maria Caserta- tra i pionieri in Italia del teatro off- ha debutta con un accattivante spettacolo rivolto non solo  ai bambini. Sette attori in scena, maschere   e  video allegorici di Luca Caserta

Sembra la scena di un film l’immagine di una manina che si allunga verso la libreria alta ed estrae in punta di piedi un librone. Proprio ciò che l’attrice e regista Isabella Caserta della compagnia Teatro Scientifico (fondata nella città scaligera da suo padre Ezio Maria Caserta negli anni Sessanta) ci vuole trasmettere a proposito di un libro di Esopo che ha molto amato ed ha ricevuto in dono dai  genitori quando aveva quattro anni, Il testo ora  diventa  lo spettacolo “Cuor di favola, replicato più volte e sempre applaudito dagli spettatori grandi e piccini che hanno fatto “sold out”.
“Quel tomo ormai è consunto ma molto  prezioso per la nostra famiglia perché lo abbiamo letto tutti partendo da me, poi mamma e papà,  mio fratello, i miei tre figli e i nipoti” spiega Isabella Caserta ideatrice, realizzatrice e regista di questo nuovo lavoro rivolto non solo ai bambini come lo stesso patrimonio della favola classica prevede, ossia l’insegnamento del giusto vivere che non ha età. Sette gli attori in palcoscenico(Isabella Caserta, Alberto Novarin, Andrea Pasetto, Martina Colli, Davide Bertelè e in video Gianluigi Bertolazzi, Cristina Cavazza, Paola Danese, Stefano Soprana)  e sul grande schermo di sfondo i video di Luca Caserta che accompagnano un viaggio sul comportamento umano visto attraverso gli occhi degli animali e  la cui morale non è mai scontata e retorica.
“ Ho profondo rispetto per la parola antica che poi imparato a tradurre a scuola,  al liceo classico Maffei e  il mio desiderio è dare all’insieme due piani di  lettura  che arrivi   a grandi e piccoli, integrando inoltre  le favole di Esopo con quelle di Fedro che sono maestri di pensiero sulla stessa lunghezza d’onda. Sono storie che parlano all’uomo d’oggi e inducono alla riflessione. In quanto alla   morale che il bestiario offre, non ha niente a che fare con il moralismo, ma è  invece un concetto a mio avviso da riabilitare” prosegue la Caserta che  nell’allestimento si è avvalsa della collaborazione del fratello Luca  nel dare visibilità alle parole attraverso proiezioni allegoriche del pianeta  animale e di quello umano.
Ingordigia, avidità, vanità, astuzia,  sono alcuni dei vizi trattati mentre  tra le virtù celebrate spiccano saggezza,   generosità e  solidarietà.
Abbiamo utilizzato anche  maschere  realizzate da Roberto Vandelli e Luca Caserta- conclude- e questa nuova creatura è anche un omaggio a  papà che tanti anni fa ha rappresentato cose per bambini tra cui la mimo- fiaba  La dispensa della marmellata, da noi poi ripreso, e scritto Il suonatore meraviglioso, che noi abbiamo  messo in scena dopo la sua scomparsa avvenuta nel 1997”.Esopo e Fedro, dunque, roba vecchia? Macché, proprio per niente e sono stati proprio come si è visto i bambini a decretarlo all’insegna delle vecchie care favole che hanno tutto da insegnare alla società d’oggi e non solo all’infanzia.
Ha funzionato il caleidoscopio della commistione fra narrazione ai leggi delle più celebri storie di animali a cura delle voci narranti e giocose di Isabella Caserta e Alberto Novarin e la coreografia delle trame animate dagli attori mascherati e non . “Rivoluzionariamente” accattivante, infine, la sfida delle creature deboli al canto di “Venceremos” degli Inti Illimani e gran riscatto del coniglio che a casa dei Caserta ha invece vissuto orgogliosamente la sua rivincita contro i prepotenti. Non è stato comunque la sola bestiola a dirla lunga sulla conquista dei diritti e la tartaruga ha tagliato il traguardo nella gara fra lei e la lepre, mentre quest’ultima faceva un riposino per dare vantaggio alla rivale.

Gusto della parola nobile d’altri tempi e attualità della formula comunicativa degli insegnamenti mai moralistici:è la ricetta di questo spettacolo incantevole che termina con un tutti in pista sulle note di “E adesso mambo” di Vinicio Capossela.

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