venerdì 13 ottobre 2017

Voce ai Diritti

I servizi sociali strappano il bambino ad un papà. 

di Marica Malagutti


Straziante è il video che da qualche giorno il CCDU, Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani ha messo in rete a sostegno di un padre di Gallura che sta lottando per riavere suo figlio. (le immagini sono forti, avvertiamo i lettori)

Cinque minuti di urla di un bambino che implora piangendo e ansimando di rimanere con il suo papà.


Non è possibile, nel 2017, che un minore possa vivere un trauma del genere, portato via di peso con la forza come se avesse fatto qualcosa di male. Ma lui non è colpevole.

È solo la vittima di una separazione conflittuale o meglio di una situazione che sarebbe dovuta andare diversamente.

Il filmato inizia con le terribili urla di Elia (nome di fantasia). Il motivo dell’allontanamento? Pare che qualche professionista abbia scritto «contaminazione e condizionamento del pensiero del piccolo da alienazione genitoriale con sentimenti di rifiuto, rabbia, aggressività verso la figura materna…».

Queste poche parole sono tratte dalla relazione peritale che ha contribuito a formulare la decisione del Giudice riguardo al futuro di Elia.

Le domande sorgono spontanee: Si poteva evitare ad Elia, come a tanti altri bambini questo trauma? L’allontanamento è davvero l’unico strumento in caso di alienazione genitoriale? E infine l’alienazione è davvero provabile?

Non è possibile dare una risposta univoca a queste tre questioni, ma senz’altro anche se si facesse l’ipotesi che un genitore fosse alienante, il bambino certamente non è una tabula rasa, bensì un essere vivente con una sua volontà e personalità anche se in via di formazione che vanno protette, ma soprattutto rispettate. Invece di allontanare il minore si potrebbe sostenere il genitore alienato a ritrovare la strada che lo possa avvicinare al figlio e allo stesso tempo aiutare il genitore alienante a lasciare più spazio all’altro.

Come è possibile che se sono gli adulti ad essere reputati incompetenti, siano i figli a pagare? Inoltre quali sono le evidenze scientifiche che provano che gli allontanamenti familiari creino migliori genitori e figli?

La mancanza di risposte a tutte queste domande lascia uno spazio di azione senza regole definite ampliando la potenza dei giudizi e diminuendo la certezza che una data decisione possa essere davvero la cosa migliore per il minore e la sua famiglia.

Il video finisce con il piccolo Elia che viene preso con la forza, lancia un ultimo urlo straziante: “papà mi cercherai!” e la porta dell’auto del Servizio Sociale viene di colpo chiusa dando inizio ad un silenzio cupo e doloroso.

La crescita dell’individuo, soprattutto nell’infanzia, ha bisogno di sicurezza, di ritmi temporali, di luoghi familiari, di odori conosciuti e di persone amate come riferimento.

Con gli allontanamenti per alienazione genitoriale, tutto questo all’improvviso scompare, gettando il minore in un caos emotivo estremamente pericoloso che inizia con il trauma della separazione. Da ricerche scientifiche emerge come la deprivazione da istituzionalizzazione sia riconosciuta come specifica condizione di rischio evolutivo nell’elenco dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) in rapporto alla relazione di attaccamento.

Infine l’Articolo 12 della Convenzione sui diritti del fanciullo e l’adolescente recita: “Ogni bambino ha il diritto di esprimere la propria opinione e lo Stato deve garantire che tale opinione venga presa in considerazione dagli adulti”.

Ripensando alle grida strazianti del video, anche se durante la perizia vi è stata l’audizione del piccolo Elia, evidentemente il vero ascolto non è stato davvero fatto.

Per vedere il video vedi La Voce del Trentino



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