venerdì 13 ottobre 2017

Voce ai Diritti

Stranieri per caso: in Trentino da 18 anni ma per colpa della burocrazia rischia l’espulsione.

di Marica Malagutti

In passato il popolo italiano per sopravvivere è fuggito all’estero e ha vissuto proprio quello che gli immigrati oggi vivono qui nel nostro paese.

Come ha scritto Gian Antonio Stella gli italiani si sono dimenticati del passato e non sopportano l’immigrazione.

Ma quali sono le ragioni di questa insofferenza?

Abbiamo provato a spiegarlo attraverso una piccola inchiesta dove toccheremo diversi aspetti del processo di migrazione e in questo primo articolo viene approfondito il tema dei giovani stranieri, vale a dire la seconda generazione, nata dalle persone che sono partite, o meglio dovute scappare dal proprio paese per cercare di sopravvivere in un posto lontano dove non si capisce nulla e non si conosce nessuno.

Prossimamente verranno analizzate le motivazioni dell’immigrazione nel nostro paese, ma anche dell’emigrazione italiana verso paesi più ricchi.

Infine scopriremo come vengono gestite le risorse del nostro territorio per affrontare i flussi migratori e che senso ha l’integrazione, tra rifiuto dello straniero, e perdita delle proprie tradizioni.

La storia che abbiamo raccolto porta alla luce come in Italia vi siano due pesi e due misure, e soprattutto il perché la burocrazia abbia due velocità. Ed è così che emergono le contraddizioni e le incongruenze di un paese che non è in grado di gestire nessun flusso migratorio, anzi, nel nostro caso nemmeno l’accoglienza di chi nel nostro paese vive da 18 anni.

Aveva solo 6 mesi quando è arrivata qui, in Trentino, con mamma e papà viaggiando su un barcone in condizioni disumane. La guerra aveva distrutto tutto, anche la loro casa e sono dovuti fuggire in un paese in cui non sapevano neanche come pronunciare “ho fame”

Il papà per fortuna trova lavoro e per diversi anni sembrava andare tutto bene, poi un giorno l’azienda fallisce, nascono problemi familiari e l’unica soluzione delle istituzioni è quella del collocamento in comunità di Fiorella (nome di fantasia) e dei suoi fratelli minori nati nel nostro paese. Fiorella ora ha 18 anni.

Fiorella poi scappa e torna proprio da quei genitori ritenuti non idonei, ma che continuavano ad amare ed essere cercati dai loro bambini.

Per Fiorella diventa difficile andare a scuola, avere una vita serena, pensa infatti sempre ai fratellini che non può rivedere.

La ragazzina comunque viene seguita ufficialmente da una tutrice e dall’assistente sociale, ma questo purtroppo non è sufficiente a garantirle una realizzazione personale.

Fiorella nonostante le sue difficoltà emotive riesce a raggiungere il diploma di terza media ed ora dovrebbe continuare sia a studiare che a lavorare. Anzi ha già una proposta di lavoro, ma forse non può accettarla.

Non può cogliere questa occasione perché quando questo incubo sembra avere una via d’uscita la porta si chiude ancora.

Nonostante le sollecitazioni di Fiorella ai servizi competenti il suo passaporto non è stato rinnovato e la sua tessera sanitaria è scaduta da ben due anni costringendo i suoi genitori a pagare le visite come se fossero turisti “fai da te”

Ora per la ragazza potrebbero aprirsi degli scenari poco piacevoli. Per rimanere in Italia che cosa deve fare a causa di questi errori? Un permesso di soggiorno per ricerca lavorativa o turismo con magari scadenza semestrale?

La direttiva del Ministro dell’Interno del 28 Marzo 2008 dispone che: “..al compimento della maggiore età, il figlio ha diritto al rinnovo del permesso di soggiorno per motivi familiari per la stessa durata di quello del genitore e purché siano comunque soddisfatte le condizioni di reddito e di alloggio previste per il ricongiungimento familiare. Il genitore deve, cioè, essere in possesso di un alloggio idoneo certificato dal Comune o dalla ASL, e di un reddito congruo in proporzione al numero delle persone conviventi e iscritte nello stato di famiglia (es. il doppio dell’assegno sociale per tre persone)..”.

Ma Fiorella è stata affidata ai Servizi Sociali, si può parlare ancora di rinnovo per motivi familiari o quale può essere il destino di questa giovane adulta?

Se per il caso di un semplice rinnovo di documenti i servizi riescono a maturare anche 24 mesi di ritardo facendo rischiare ad una ragazza l’espulsione, nonostante le sue sollecitazioni, come si può pensare che le istituzioni riescano a gestire in modo consono il flusso migratorio presente in Italia?

Dopo aver sentito questa storia occorre fare alcune riflessioni in merito al comportamento spesso contraddittorio e incongruente di alcune istituzioni. A questa ragazza ad oggi non viene garantito, per colpa di una mastodontica burocrazia, un sacro santo diritto che ha maturato in 18 anni di residenza in Italia, e dopo il raggiungimento del diploma e l’entusiasmo di voler continuare la propria vita proprio nel luogo dove ha maturato le sue relazioni affettive.

L’incredibile contraddittorio è nel fatto che invece i migranti appena arrivati in Trentino, che entrano nei progetti di accoglienza, invece ricevono vitto, alloggio, spese sanitarie gratuite e tutti i possibili benefit che paga il contribuente, ma anche e soprattutto soldi europei elargiti all’Italia per gestire i flussi migratori.

Ma non solo. In questo periodo si sta parlando anche di «regalare» la residenza ai richiedenti asilo subito dopo gli sbarchi.

I fondi economici vengono utilizzati in modo sicuramente non congruo o in modo alternativo alla realizzazione dei problemi reali e concreti creando un malcontento generale e addirittura in molti casi provocando rabbia che si trasforma in razzismo.

Non è colpa di chi scappa dalla guerra, siamo scappati anche noi, ma di chi gestisce questo esodo epocale che probabilmente continuerà per i prossimi vent’anni e di chi riesce a lucrare da questi continui drammi creando business di milioni di euro.

Poche persone, insomma, che guadagnano a scapito di molte a cui rimangono problemi, umiliazioni, povertà, malessere e disagi quotidiani. 


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